BNL: riorganizzare la direzione centrale? I sindacati pronti allo scontro

- di: Redazione
 
Un fantasma si aggira in una bella costruzione di Roma, chiamata pomposamente Orizzonte Europa. E' la sede della direzione centrale della BNL, dal 2006 controllata dal gigante bancario francese BNP Paribas. Per descrivere il palazzo preferiamo usare le parole scelte dalla banca per dire cosa sia ''il nuovo headquarter di BNL Gruppo BNP Paribas, situato nei pressi della Stazione Tiburtina, con i suoi 75.000 mq, 12 piani per 230 metri di lunghezza''. Per BNL è ''il simbolo di un nuovo modo di fare banca''. Tralasciamo i dati tecnici (dalla nascita del progetto immobiliare all'avvio dei lavori, ''con obiettivi di sostenibilità, innovazione e funzionalità, tre elementi chiave per comprendere l’entità del progetto'') per spiegare che ''l’elemento caratterizzante è senza dubbio la facciata fatta di pieni e di vuoti, di affacci e visuali prospettiche che producono effetti ottici molto particolari''. Ecco, a leggere oggi di quella facciata di ''pieni e vuoti'', ci si rende conto della sua attualità. Perché proprio in queste ore il fantasma di cui sopra ha un nome che incute molti timori ai dipendenti BNL: riorganizzazione (che di 'vuoti' potrebbe crearne parecchi, soprattutto nelle postazioni dei manager dell'istituto). Un termine, riorganizzazione, che, applicato alla gestione di società e aziende, è sempre l'anticamera di problemi, guai, paure. 

BNL: riorganizzare la direzione centrale? I sindacati pronti allo scontro

A farsi carico del processo di riorganizzazione è l'amministratrice delegata Elena Goitini, alla quale guardano oggi le migliaia di dipendenti dell'headquarter  (anche se forse dalle parti di Parigi, dove ancora Nicosas Chauvin non è stato dimenticato, si preferirebbe un'altra definizione che non sia un anglicismo), temendo che alla fine saranno loro a pagarne le conseguenze. E dire che i mugugni, che pure ci sono stati per decenni in seno alla BNL, non sono mai sfociati in clamorose proteste, come gli scioperi. Almeno sino a pochi mesi fa quando, in due occasioni, le relazioni industriali sono arrivate al punto di rottura, con tanto di braccia incrociate e terminali spenti e clienti imbufaliti. Solo sentire il termine ''riorganizzazione'' incute dei dipendenti della direzione generale non pochi timori, anche se i vertici della banca non parlano di esuberi (un modo quasi indolore di definire i licenziamenti) o di esternalizzazioni (termine che si usa per dire che saranno affidate ad altri competenze sino a quel momento  garantite dal personale). Rassicurazioni che però non rassicurano nessuno, perché in fondo è quasi una prassi che, nel mondo delle banche, dopo la carota arrivi il bastone, che potrebbe concretizzarsi in progettualità al ribasso, tradendo la storia dell'istituto e anche i proclami che hanno sempre infarcito le comunicazioni aziendali negli ultimi quindici anni. 

Dire che i rapporti tra Direzione e sindacati siano tesi è quasi un eufemismo, tanto che i rappresentanti dei dipendenti pare siano intenzionati ad andare all'incontro con la banca, fissato per il 3 marzo, indossando l'elmetto, anche perché la lettera inviata loro dal management tutto pare fuorché sgombrare il campo dalle ipotesi peggiori. Perché, se si afferma di avere ravvisato ''complessità e inefficienze''', le cui responsabilità sono attribuite a ''strutture organizzative molto articolate, ampiezza di comando insoddisfacente, responsabilità frammentate e ridondanti, processi decisionali lenti e macchinosi'', non è che ci sia molto da essere contenti o per coltivare speranze. Perché se una struttura non rende per quello che ci si aspetta da essa, anche a causa della sua struttura ''ridondante'', il minimo che ci si possa attendere è che su di essa si intervenga. Ora bisognerà capire se la direzione centrale lo farà con un bulino o con una scure. Ma pare scontato che delle teste salteranno: non che perderanno il lavoro, ma magari la poltrona e le responsabilità. Forse chiedendo a qualcuno degli ''alti gradi'' di spostare le competenze in una postazione diversa da quella del vertice. In attesa che si capiscano le vere strategie di BNL, non è difficile pensare che le relazioni industriali arrivino ad un punto in cui, anche se resta sempre l'obiettivo di una composizione della ancora ipotetica vertenza, coloro che dovessero essere coinvolti nella riorganizzazione e ritenessero violati i loro diritti adiscano davanti ad un giudice. Che è poi quello accaduto quando, nella primavera di un anno fa, la banca decise, nonostante due scioperi, di esternalizzare circa quasi 800 dipendenti, parte dei quali hanno portato la banca davanti al giudice del lavoro.

Certo è che BNL BPN Paribas, pur non replicando ufficialmente (è costume della banca non intervenire pubblicamente quando, come in questo caso, è in corso un confronto, soprattutto quando non è ancora una vertenza, semmai lo diventerà), ribadisce i suoi obiettivi, che si collocano in un mercato in forte evoluzione. Partendo da analisi e strategie, la banca ''vuole operare sempre più in una logica moderna e innovativa per poter rispondere in modo veloce ed efficace ai bisogni dei clienti in costante cambiamento''. Come confermato dal nuovo modello di presenza sul territorio, al fine di ''garantire prossimità e servizi a livello locale al fianco di imprese e famiglie''. Replicando alle perplessità delle rappresentanze del personale, BNL riconferma che la riorganizzazione della Direzione Generale verrà attuata ''secondo un modello agile, attraverso un processo di trasformazione che punti a valorizzare le competenze delle persone, investa su nuove skill e garantisca l'aggiornamento delle professionalità nel tempo''. 
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Italia Informa n°6 - Novembre/Dicembre 2023
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