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Draghi come il Cavaliere nero di Proietti

- di: Redazione
 
Draghi come il Cavaliere nero di Proietti
Ieri, con una convocazione lampo, così come lampo è stata la durata (dieci minuti) della riunione, Mario Draghi ha rimesso intorno al tavolo la maggioranza di governo dicendo, senza tanti giri di parole, che così non si può andare avanti, che le tattiche da vietcong contro di lui e contro l'esecutivo lo stanno portando al limite della sopportazione, facendo capire che è sempre pronto a prendere atto della situazione e a togliere il disturbo.
Parole secche, chiare, ultimative che hanno contribuito - almeno per il momento - a ricompattare la coalizione.

Mario Draghi usa la linea dura per rimettere in riga la maggioranza di Governo

Ad oggi, perché domani è un termine temporale troppo lungo per questa coalizione, che ha perso per strada il fine per cui era nata, lasciando il posto a strategie di corto respiro, in cui tutti tentano di acquisire posizioni di vantaggio rispetto a nemici e amici. Si può tranquillamente affermare, però, che Draghi vive una condizione di assoluta anomalia politica perché almeno tre dei partiti della coalizione - Cinque Stelle, Lega e Forza Italia -, seppure continuino a dire che sostengono il governo, si comportano come se fossero all'opposizione, cogliendo ogni occasione per marcare la loro distanza dall'esecutivo.

Certo, lo fanno con motivazioni diverse, come diverse sono le prospettive che hanno. Fatto sta che ogni santo giorno Draghi ha una bega da risolvere, un attacco da rintuzzare, un distinguo da comporre. È una cronaca di quotidiane imboscate che, per usare una bella definizione, sono a geometria variabile. Perché, è solo un esempio, se Lega e Forza Italia si coalizzano per speronare la candidatura del pentastellato Licheri alla presidenza della Commissione Esteri del Senato (a favore della forzista Stefania Craxi), la stessa Lega flirta con i Cinque Stelle sul tema dell'invio delle armi all'Ucraina, mentre Forza Italia ne è convita sostenitrice.

Un vero e proprio ginepraio nel quale Draghi - che ha pure lui le sue colpe, almeno in tema di comportamenti e di visione del ruolo del primo ministro - si barcamena, usando la sola arma che ha in questo momento, oltre all'appoggio del presidente Mattarella: il pericolo che le spaccature dentro il governo ostacolino l'iter del Pnrr, ma soprattutto rallentino in modo evidente l'arrivo dei relativi fondi.
Però, in questo strano Paese, tutto sembra essere permesso, anche andando oltre alla logica. Solo che, pur nel totale rispetto delle prese di posizioni che siano di convincimento e non di convenienza, si logora un esecutivo che doveva essere di scopo (uscire, anche grazie all'Europa dalla crisi) e che invece è sempre sulla difensiva non per gli avversari, ma per gli attacchi che vengono dall'interno.

Le ideologie sono un retaggio del passato, perché la trasversalità del pensiero consente a tutti di dire tutto, anche cose che fino a ieri non comparivano nel loro vocabolario. Con il risultato che la partita della politica rischia di vanificare tutto quanto il Paese ha fatto in questi anni, a partire dai sacrifici, che ora rischiano di essere cancellati tra manovre e sposalizi di convenienza, in cui si trova di tutto, dai finti ''papisti'' alle lobbies.
Quindi tutto resta nella mani di Draghi che domani potrebbe anche decidere o capire che la sua avventura a Palazzo Chigi è finita per mano di quegli stessi che lo avevano chiamato al capezzale dell'Italia moribonda.
L'essere convintamente un 'civil servant' potrebbe, infatti, non bastare, perché, come il Cavaliere Nero, reso famoso dalla barzelletta che Gigi Proietti aveva eletto a epitome dell'italica paranoia, a Draghi non si deve rompere ''er.....'.
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