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Draghi presenta il Pnrr: "In questi programmi c'è il destino dell'Italia"

- di: Giuseppe Castellini
 
Draghi presenta il Pnrr: 'In questi programmi c'è il destino dell'Italia'
Ha usato toni forti, a tratti drammatici, il Presidente del Consiglio Mario Draghi nell’iniziare la presentazione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) alla Camera dei deputati. Il Pnrr, come noto, verrà finanziato con gli oltre 200 miliardi di euro (l’ultimo conteggio parla di circa 248 miliardi di euro) che sono stati assegnati dall’Ue all’Italia con il Recovery Fund-Next Generation EU.

Parole, quelle di Draghi a Montecitorio, che sono una chiamata alle armi di tutto il Paese, una chiamata alla responsabilità di tutti e di ciascuno, perché potrebbe essere l’ultimo treno perché il Paese resti nell’alveo degli Stati sviluppati: nell'insieme dei programmi che compongono il Piano, a detta del premier, c'è "il destino dell'Italia".

“Sia chiaro”
- è stato l’incipit di Draghi - che nel realizzare progetti, ritardi, inefficienze e miopi visioni di parte peseranno sulle nostre vite soprattutto su quelle dei più deboli, i figli e nipoti e forse non ci sarà piu tempo per porvi rimedio. Metteteci dentro le vite degli italiani, le attese di chi ha sofferto la pandemia, l’aspirazione delle famiglie, le giuste rivendicazioni di chi non ha un lavoro o di chi ha dovuto chiudere la propria attività, l’ansia dei territori svantaggiati, la consapevolezza che l’ambiente va tutelato e rispettato”.
Parole nette, ascoltate dall’Aula in un silenzio assordante che danno l’idea della portata di questo momento storico davanti al quale ritardi, lacci, laccioli, omissioni, furbizie, corporativismi, egoismi sarebbero un delitto davanti a un Paese in crisi gravissima e che, se e cose non procederanno spedite e in modo trasparente corretto, sarebbe chiamato a pagare presto un prezzo altissimo. Sarebbe, la nostra, la generazione che passerebbe alla storia come la più irresponsabile della Repubblica, che ha condannato al malessere sociale ed economico intere future generazioni.

Nel Pnrr c’è “la misura di quello che sarà il ruolo dell'Italia nella comunità internazionale, la sua credibilità e reputazione come fondatore Ue e protagonista del mondo occidentale. È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare”.

Un doppio tentativo, quello del premier. Di risvegliare l’orgoglio italiano e di sollecitare la coesione sociale. Dicendo appunto che il treno potrebbe essere all’ultima fermata. Dopo, il suo viaggio si perderebbe nelle nebbie. E anche un messaggio: il Governo non tollererà ritardi e omissioni. Tantomeno furbizie. Parole che arrivano dritte anche ai Presidenti delle regioni, che certo complessivamente non hanno dato e non stanno dando un bello spettacolo.

Un discorso alto, delle grandi occasioni. E un altro messaggio chiarissimo: “L’accento sulle riforme è fondamentale. Queste non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione agli stessi investimenti, ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per i giovani e le donne. Le riforme e gli investimenti sono corredati da obiettivi quantitativi e traguardi intermedi e sono organizzate in sei Missioni. I progetti di ciascuna missione mirano ad affrontare tre nodi strutturali del nostro Paese, che costituiscono obiettivi orizzontali dell’intero Piano. Si tratta di colmare le disparità regionali tra il Mezzogiorno e il Centro Nord, le diseguaglianze di genere e i divari generazionali”.
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