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Prima casa fuori dall’Isee? Giorgetti e Salvini aprono il dossier

- di: Bruno Coletta
 
Prima casa fuori dall’Isee? Giorgetti e Salvini aprono il dossier
Prima casa fuori dall’Isee? Giorgetti e Salvini aprono il dossier
Il governo studia l’esclusione dal calcolo per allargare i bonus al ceto medio. Nodo risorse e compatibilità con la rottamazione fiscale.

La proposta leghista che divide

Dal Meeting di Rimini, Matteo Salvini ha lanciato una proposta destinata a far discutere: escludere la prima casa dal calcolo dell’Isee. L’argomento è delicato, perché tocca la platea delle famiglie proprietarie di un’abitazione, spesso escluse da bonus e agevolazioni nonostante redditi medio-bassi.

“Molti non hanno un Isee abbastanza basso per accedere ai benefici, ma non per questo navigano nell’oro”, ha detto Salvini.

L’appoggio di Giorgetti

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che il tema è sul tavolo della Manovra, pur con la cautela di chi sa che la partita richiede risorse. Il rischio è quello di spostare oneri su altri settori o ridurre i margini di manovra su Irpef e rottamazione.

Freni: “Non è una scelta a somma zero”

A stemperare le tensioni ci ha pensato il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che ha chiarito: “Non c’è contrapposizione tra l’ipotesi di togliere la prima casa dall’Isee e la riduzione dell’Irpef. Entrambe le misure possono convivere, se bilanciate con attenzione ai conti pubblici”.

Un effetto concreto sul ceto medio

Il tema non è marginale: secondo le ultime elaborazioni Istat (rapporto 2024), oltre il 72% delle famiglie italiane possiede la casa in cui vive. Includere questo bene immobiliare nel calcolo Isee, anche se non genera liquidità, finisce per penalizzare soprattutto il ceto medio urbano.

La riforma – se approvata – allargherebbe la platea di chi può accedere a bonus per bollette, asili e affitti, creando però un impatto rilevante sui conti pubblici.

Una Manovra ad alta tensione

Il dossier sulla prima casa si somma ad altri capitoli caldi: rottamazione fiscale, riduzione Irpef, misure per natalità e previdenza. Tutto in un quadro in cui il governo punta a mostrare stabilità finanziaria, forte del calo dello spread.

La partita è appena iniziata, ma il segnale politico è chiaro: nel 2025 l’attenzione si sposta sul ceto medio, tradizionalmente decisivo anche sul piano elettorale.

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