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Immigrazione: reagire prima che il sistema d'accoglienza collassi

- di: Redazione
 
Immigrazione: reagire prima che il sistema d'accoglienza collassi
L'aumento esponenziale di arrivi di clandestini sulle nostre coste (ormai, prendiamone atto, non solo più Lampedusa) fa gongolare il solo Matteo Salvini, che di questo argomento, nel momento politico che stiamo attraversando, ha bisogno come l'acqua per l'assetato, perché gli regala spunti per il suo cavallo di battaglia di sempre, "l'invasione" causata dall'immigrazione clandestina.

L'aumento degli arrivi clandestini mette a dura prova il sistema immigrazione italiano

Certo, il problema dell'immigrazione c'è e non è certo minimizzandolo che lo si potrà risolvere. Ci sono due evidenze con le quali fare i conti: la prima, umanitaria, è che chi arriva per mare ed in condizioni precarie o a rischio deve essere soccorso, non ci sono alternative a questo. E non è una consuetudine o una prassi, lo impongono le ''regole'' del mare; la seconda, inequivocabile, è che il nostro sistema-Paese non può andare avanti lungo questa strada, economicamente non sopportabile.

Togliamoci, subito, dalla testa la tesi che è tanto cara ad una parte del nostro schieramento politico e che si sostanzia in una convenienza della sinistra all'arrivo di ''nuovi potenziali italiani'' da arruolare in funzione di un voto. Ci credono solo i fanatici della teoria della ''sostituzione'' (che fa proseliti anche in altri Paesi del continente), quella che fa temere che gli europei saranno sostituiti dagli immigrati per effetto di un complotto dietro cui si muoverebbero gli gnomi della finanza, spesso con estrazione razziale ben connotata. Ma il problema resta nella sua chiarezza e nelle sue ripercussioni, politiche ed economiche.

Di soluzioni dirette - ovvero nei confronti degli immigrati clandestini - non ce ne possono essere, come confermano i procedimenti penali nei confronti di Matteo Salvini, che motiva i suoi comportamenti con quello che avvertiva come mandato di difendere il territorio patrio dall'assalto dall'esterno.
I processi si risolveranno in nulla, perché in casi come questo è difficilissimo distinguere l'azione ispirata dalla politica da quella che si aggancia a motivazioni personali). Comunque, qualcosa bisognerà farla prima o poi, perché, al di là della buona volontà e dei doveri del soccorso in mare, l'Italia rischia il collasso, e non solo del suo sistema di accoglienza.
Quali, quindi, i possibili interventi, su cosa intervenire, con chi, soprattutto?

I flussi maggiori arrivano da Paesi che non vivono una condizione di guerra o di oggettivo pericolo per i loro abitanti, venendo quindi a fare cadere la sola motivazione che possa aprire loro l'accesso al riconoscimento dello status di richiedente asilo. Quale guerra si sta combattendo in Tunisia, in Marocco, in Algeria o Egitto da consentire a chi fugge da questi Paesi di essere accolto in Italia e, quindi, Europa come rifugiato?

È una forma di ipocrisia che, prima o poi, occorrerà fare cadere, anche perché le procedure di rimpatrio sono lunghe e costose, aggiungendo un'ulteriore beffa al nostro Paese. Posto che non si può fare altro che accogliere, una alternativa sarebbe quella di stringere i cordoni della borsa, tagliando in modo sostanziale - e con l'accordo di Bruxelles - i flussi economici che partono verso i Paesi che consentono (quando non incentivano) l'emigrazione clandestina che conviene a molti, perché è impossibile che dalle coste del Nord Africa partano ogni notte dei barconi senza che le forze di polizia non se ne accorgano, a meno di avere un interesse diretto. Quando i soldi dall'Europa cominceranno a non arrivare più c'è da essere sicuri che la polizia si sveglierà. Ma è uno scenario che presuppone una azione comune in tutta l'Europa perché l'Italia da solo può fare poco o nulla.
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