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Sondaggio ISPI: Gli italiani si sentono più europei, gli Usa “cadono”

- di: Bruno Legni
 
Sondaggio ISPI: Gli italiani si sentono più europei, gli Usa “cadono”
Sondaggio ISPI: l’America di Trump “cade”, l’Europa diventa casa
Più pace, meno illusioni: nel 2026 gli italiani si scoprono più europei e più diffidenti verso Washington.

(Foto: Giampiero Massolo, presidente Ispi).

Se il 2026 fosse una sala d’attesa, l’Italia sarebbe seduta con lo sguardo fisso sul tabellone: guerra in Ucraina senza uscita chiara, un Medio Oriente sempre pronto a riaccendersi, e gli Stati Uniti tornati a parlare con l’accento inconfondibile di Donald Trump. Il nuovo sondaggio ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, il noto think tank di geopolitica e studi internazionale, presieduto da Giampiero Massolorealizzato con Ipsos Doxa, nell’Osservatorio “ItaliaInsight”, registra un sentimento che si allarga: il mondo appare più instabile e l’Europa più sola.

E dentro questa instabilità c’è un cambio di passo che pesa: l’America di Trump “cade” nella fiducia. Non scompare come potenza, non perde centralità nel gioco globale. Ma smette di essere l’alleato “automatico”, quello che si dà per scontato. Diventa, per molti italiani, un partner più ambiguo, più difficile da prevedere, più complicato da seguire senza riserve.

La bussola degli alleati: cresce l’UE, la NATO tiene, gli USA frenano

Il sondaggio racconta una nuova gerarchia emotiva e politica: l’Unione europea guadagna fiducia e si consolida come punto di riferimento. La NATO resta un pilastro percepito come importante, pur con un entusiasmo meno uniforme rispetto ai momenti di massima compattezza dopo il 2022.

Il salto vero riguarda Washington. Sotto Trump, gli Stati Uniti vengono letti come un alleato meno affidabile: la sensazione è che la linea americana possa cambiare più rapidamente, e che i dossier cruciali (sicurezza, Ucraina, Medio Oriente, commercio) diventino terreno di oscillazioni e negoziati continui.

Trump non piace, ma pesa: il paradosso dell’influenza

Molti italiani giudicano l’effetto Trump negativo per il mondo e persino per gli Stati Uniti. Ma quel giudizio non cancella un fatto: Trump resta percepito come il leader più influente sulla scena internazionale. È il classico paradosso geopolitico: puoi non stimare un attore, eppure sapere che decide la musica.

Nel frattempo, si rafforza la sensazione che il mondo sia dominato da una triade: Stati Uniti, Cina, Russia. A crescere è anche la percezione del peso di Pechino, mentre Mosca resta un punto fisso nelle paure.

La minaccia numero uno: la Russia resta in cima

Per il quarto anno consecutivo, la Russia è indicata come principale minaccia per la sicurezza globale. È un dato che racconta quanto l’invasione dell’Ucraina continui a definire il clima internazionale per l’opinione pubblica italiana: non come notizia, ma come struttura portante delle paure.

Accanto alla Russia emergono altre inquietudini: gli Stati Uniti (più spesso citati quando Trump è alla Casa Bianca) e Israele, in crescita come fattore percepito di rischio globale. Il messaggio è chiaro: le preoccupazioni non hanno più un solo fronte.

La priorità assoluta: pace, prima dell’economia

Se c’è una parola che domina il 2026 immaginato dagli italiani è pace. Quando si chiede cosa darebbe più speranza, le risposte ruotano soprattutto intorno alla fine dei conflitti: pace in Ucraina, pace in Medio Oriente, e attenzione anche verso crisi meno presenti nel dibattito quotidiano.

Subito dopo arriva l’economia: il desiderio di maggiore crescita in Europa. Ma il segnale è netto: l’ordine delle priorità parte dalla sicurezza, poi torna ai portafogli.

Ucraina: la spinta a chiudere la guerra “il prima possibile”

Sull’Ucraina emerge un orientamento maggioritario: molti italiani vogliono la fine delle ostilità nel più breve tempo possibile, e una parte è disposta ad accettare un accordo anche con concessioni importanti pur di fermare la guerra. È una posizione che porta con sé un’ambiguità inevitabile: chiudere il conflitto riduce il costo immediato, ma lascia aperta la domanda sul prezzo strategico di un compromesso.

Nel frattempo, la politica europea continua a muoversi su un binario di sostegno a Kyiv. In Italia, la proroga dell’assistenza fino al 2026 ha mostrato quanto il tema sia diventato sensibile: la linea regge, ma il dibattito interno è più acceso, e ogni scelta pesa di più.

Medio Oriente: fiducia nell’ONU, scetticismo sull’Europa “da sola”

Sul conflitto in Medio Oriente, gli italiani sembrano premiare una soluzione multilaterale. L’ONU e l’idea di una coalizione internazionale vengono preferite rispetto a scenari in cui un singolo attore “garantisce” la pace.

L’Europa viene vista come il principale alleato dell’Italia, ma non come il soggetto capace, da solo, di chiudere partite così complesse. È un giudizio pragmatico: l’UE è “casa”, ma non ancora “regista” globale.

La “caduta” americana: non è potenza, è credibilità

Dire che l’America di Trump “cade” è corretto se si intende questo: cade l’affidabilità percepita. Non è la caduta di una superpotenza, ma la perdita di una certezza emotiva e politica. Gli Stati Uniti restano centrali, ma diventano più difficili da leggere: e nel mondo di oggi, l’imprevedibilità è una forma di rischio.

Un commento che sintetizza bene questo clima attribuisce all’umore italiano un confronto impietoso: "Washington viene percepita solo poco più affidabile di Pechino".

Che cosa cambia per l’Italia e per l’Europa

Il sondaggio non fotografa solo un’opinione: anticipa un problema politico. Se l’America perde affidabilità percepita, la risposta europea diventa quasi obbligata: più capacità autonoma, più coordinamento, più investimenti in sicurezza e industria della difesa.

Ma qui sta la sfida: l’opinione pubblica chiede pace, e insieme chiede protezione. Due domande legittime, che però non sempre camminano allo stesso ritmo. Il 2026, nella testa degli italiani, è l’anno in cui le certezze si assottigliano e le scelte diventano più care. 

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