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Fuga dalla bandiera italiana: boom di cancellazioni e immatricolazioni in calo per la nautica da diporto

- di: Barbara Leone
 
Fuga dalla bandiera italiana: boom di cancellazioni e immatricolazioni in calo per la nautica da diporto
Nella foto, Saverio Cecchi, Presidente di Confindustria Nautica

Negli ultimi tre anni, il settore della nautica da diporto italiana ha registrato un trend preoccupante: le cancellazioni di imbarcazioni dal Registro di bandiera italiano sono aumentate del 256% rispetto al triennio precedente. Nel periodo dal 2018 al 2022, il 16% della flotta nautica nazionale è stato cancellato dal registro, e solo nel 2022 questa cifra ha raggiunto il 4,5% dell’intera flotta. Parallelamente, le immatricolazioni di nuove imbarcazioni sono drasticamente diminuite, passando da 1.015 unità nel 2018 a sole 233 nel 2022, con una flessione del 77%. Questo scenario, sottolineato dall’ultima analisi di Confindustria Nautica, mostra un paradosso: mentre la produzione di imbarcazioni italiane è cresciuta dell’81% e le esportazioni hanno segnato un +86%, si registra un forte decremento delle immatricolazioni in Italia. A rivelare i dettagli di questa situazione è il recente Salone Nautico di Genova, dove esperti, operatori del settore e utenti hanno discusso le cause principali di questo esodo.

Fuga dalla bandiera italiana: boom di cancellazioni e immatricolazioni in calo per la nautica da diporto

Secondo Confindustria Nautica, il calo di immatricolazioni e il crescente spostamento verso registri esteri rappresentano un importante danno economico per l’Italia. “Quando si acquista una barca," evidenzia l’associazione, “si versa l’Iva al paese di bandiera, quindi parliamo di una perdita di circa 200 milioni di euro solo per le mancate immatricolazioni. A questa cifra si aggiungono oltre 3,5 milioni di tassa d’iscrizione mancati nel periodo 2018-2022, senza contare l’indotto sugli acquisti di dotazioni, spesso effettuati all’estero per risparmiare ulteriormente”. Il risultato? Un vuoto economico significativo, che coinvolge sia il mercato delle imbarcazioni nuove sia quello dell’usato.

La prima causa dell’esodo di diportisti italiani verso bandiere estere è attribuibile alla frequenza dei controlli sulle imbarcazioni con bandiera italiana. Stando alle rilevazioni di Confindustria Nautica, le verifiche sulle imbarcazioni italiane risultano circa quaranta volte più numerose rispetto a quelle effettuate sui veicoli su strada. La ragione principale è la mancata applicazione del Bollino blu, l’adesivo che certifica la conformità della barca ai controlli stagionali. Questo bollino, nelle intenzioni normative, dovrebbe esentare le imbarcazioni da ulteriori ispezioni per tutta la stagione estiva, se già dichiarate in regola, ma in Italia questa procedura non viene applicata con regolarità. Il risultato è che i proprietari di barche italiane si sentono spesso bersagliati da controlli ripetuti, percependo una disincentivante disparità di trattamento rispetto ad altre bandiere europee. Questo stato di fatto spinge sempre più diportisti a preferire registri esteri, dove la normativa sui controlli appare meno invasiva.

La seconda causa della fuga dal Registro di bandiera italiano risiede nei costi proibitivi delle dotazioni di sicurezza. In Italia, il prezzo per l’acquisto e la revisione di queste attrezzature può arrivare a triplicare rispetto a quanto richiesto nei Paesi del Nord Europa. I prezzi elevati sono dovuti all'oligopolio di pochi fornitori che dominano quasi interamente il mercato, facendo levitare i costi per i diportisti. Per esempio, le zattere e le dotazioni di sicurezza obbligatorie devono essere revisionate esclusivamente dal costruttore, una procedura che in altri paesi europei è meno onerosa e più flessibile. Molti diportisti, quindi, preferiscono registrare le loro imbarcazioni in stati come Malta, Cipro o Paesi Bassi, dove i costi di gestione e le dotazioni obbligatorie risultano più accessibili. Questa fuga verso altre bandiere rappresenta una risposta all’assenza di competitività del mercato italiano rispetto agli standard europei.

Un possibile punto di svolta per invertire questa tendenza potrebbe essere rappresentato dalla nuova normativa, il Regolamento di attuazione del Codice della nautica, la cui entrata in vigore è prevista per il 21 ottobre 2024. La riforma, composta da 101 articoli, punta a modernizzare il settore e migliorare la sicurezza, introducendo nuove dotazioni di sicurezza e, per la prima volta, raccomandazioni per quelle facoltative. Inoltre, prevede l’apertura del mercato delle dotazioni di sicurezza alla concorrenza, una misura che potrebbe ridurre sensibilmente i costi per i diportisti italiani. Tuttavia, il timore di una possibile controriforma alimenta le preoccupazioni degli addetti ai lavori. Diversi operatori del settore temono che i principali fornitori, spaventati dall’apertura del mercato, possano fare pressioni per mantenere le condizioni attuali. Tra gli scenari paventati vi è l’ipotesi che le Capitanerie di porto emettano decreti restrittivi sulle dotazioni di sicurezza, che vanificherebbero in parte gli effetti della riforma. In tal caso, il vantaggio competitivo delle altre bandiere resterebbe invariato, continuando a spingere gli armatori verso registri esteri. La speranza, tanto degli operatori quanto dei diportisti, è che la riforma possa segnare l’inizio di una fase di rinnovamento per il settore nautico italiano, riducendo il gap competitivo con altri registri europei. Tuttavia, l’eventualità di nuove pressioni per limitare l’apertura del mercato rappresenta una criticità significativa.

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