FOTO: Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, Allestimento
Fino al 22 febbraio il Museo Civico di Bassano del Grappa ospita una mostra che permette di guardare al pittore Giovanni Segantini con nuovi occhi. L’opera di uno dei massimi esponenti del Divisionismo viene celebrata attraverso un percorso curato da Niccolò D’Agati, organizzato con il supporto del Segantini Museum di St. Moritz e della Galleria Civica G. Segantini di Arco. Questo viaggio ripercorre l’intera parabola artistica del maestro mettendo per la prima volta in dialogo le sue opere con quelle dei maggiori artisti europei del suo tempo, da Millet a Van Gogh.
Attraverso un centinaio di capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee - dal Musée d’Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam - l’esposizione getta nuova luce sul maestro del colore grazie anche a una serie di indagini sulle opere e sui materiali impiegati dall’artista. Queste ricerche hanno portato a sorprendenti scoperte, in particolare riguardo Ave Maria a trasbordo, opera simbolica del Segantini Museum di St. Moritz e dell’intera produzione segantiniana.
A Roma non finito tra poetica e tecnica esecutiva
Al Musei Capitolini una mostra svela attraverso indagini di diagnostica non invasiva i segreti racchiusi in alcuni dipinti incompiuti della Pinacoteca Capitolina.
Il progetto espositivo "Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva", a cura di Costanza Barbieri e Claudio Seccaroni, guida il visitatore alla scoperta delle fasi di ideazione e realizzazione di alcune opere, mettendo in luce ripensamenti, modifiche e soluzioni tecniche adottate dagli artisti e invisibili all’occhio umano.
Sottoposte ad analisi scientifiche attraverso strumenti di imaging, riflettografia e spettroscopia, le opere rivelano i segreti della tecnica con la quale sono state realizzate. Tra queste il dipinto Cristo e l’adultera (1525-1528) di Jacopo Palma il Vecchio, un’opera ridipinta per modificarne l’originario significato, o l’incompiuto di Benvenuto Tisi detto il Garofalo, messo a confronto con un’analoga opera proveniente dalla Galleria Cantore di Modena.
A Palazzo Citterio una riflessione di Debora Hirsch
Sul grande ledwall al piano terra di Palazzo Citterio a Milano, fino al 15 aprile tre alberi in via di estinzione in natura - Ginkgo biloba, Pterocarya fraxinifolia e Torreya taxifolia - custoditi dall’Orto Botanico di Brera, diventano presenze vive, testimoni di un mondo che resiste al tempo e all’oblio.
Accade grazie all’installazione site-specific Vanishing Trees, a cura di Clelia Patella, con la quale l’artista Debora Hirsch presenta un progetto che evoca la continuità tra crescita e scomparsa. La lente digitale amplifica la memoria, traducendo l’eredità biologica e simbolica del passato in una lingua del presente.
Nel lavoro dell’artista le forme vegetali diventano presenze sospese tra tempo vitale e tempo storico, evocando una dimensione quasi archetipica, dove l'albero viene innalzato a icona silenziosa di resistenza.
Nel video l’artista fa parlare gli alberi attraverso i testi di Lucas Mertehikian, sostituendo il punto di vista umano con quello della natura, un gesto radicale per riconoscerle il valore fondamentale che le spetta.
A Modena l’ultima Metafisica di de Chirico
A Modena, Palazzo dei Musei ospita la mostra Giorgio de Chirico. L'ultima metafisica, un viaggio che esplora l'ultima fase creativa dell'artista (1968-1978). Cinquanta opere rielaborano i temi metafisici originali, dai manichini alle piazze, con un approccio più ironico e luminoso. Questo periodo, conosciuto come "neometafisica", offre un cambiamento di linguaggio e di visione, passando da una visione tragica a una più leggera e riflessiva sull'esistenza. La mostra celebra la rinascita creativa di de Chirico, che a ottant'anni rinnova il suo stile con una pittura vivace e consapevole.