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Nel 2025 i super-ricchi volano: +2,2 trilioni ai primi 500

- di: Vittorio Massi
 
Nel 2025 i super-ricchi volano: +2,2 trilioni ai primi 500
Nel 2025 i super-ricchi volano: +2,2 trilioni ai primi 500
Borse, cripto e soprattutto intelligenza artificiale spingono un balzo record: pochi nomi fanno il pieno, e la classifica si riscrive.

Due virgola due trilioni di dollari in dodici mesi: non è il fatturato di un settore, ma l’incremento complessivo delle fortune dei 500 individui più ricchi del pianeta nel 2025. La fotografia – costruita con aggiornamenti quotidiani e legata all’andamento dei mercati – racconta un anno in cui azioni, criptovalute e metalli hanno tenuto il pedale giù, mentre la narrativa dell’IA ha continuato a ridisegnare aspettative e valutazioni.

Il risultato è una montagna di ricchezza che arriva a circa 11,9 mila miliardi di dollari per il “club” dei 500, con un dettaglio che colpisce più di tutti: un quarto della nuova ricchezza finisce concentrato nelle mani di appena otto persone. E, ancora una volta, il baricentro si sposta verso la tecnologia americana.

Un anno di rally, e l’IA come moltiplicatore

La spiegazione è un mix potente: mercati azionari forti, ritorno di appetito per il rischio (cripto incluse) e, sopra ogni cosa, la corsa agli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Nel 2025 la parola “IA” è diventata un acceleratore di multipli: dai chip alle piattaforme, dai cloud provider alle infrastrutture, ogni annuncio di espansione ha avuto un effetto leva sulle capitalizzazioni – e quindi sui patrimoni di chi quelle aziende le controlla.

Il Bloomberg Billionaires Index, per costruzione, “vive” di mercato: quando le azioni salgono, le ricchezze stimate di chi possiede grandi pacchetti azionari si muovono in parallelo. "Bloomberg News punta a calcoli il più possibile trasparenti" è l’idea guida della metodologia pubblica dell’indice, che usa dati di mercato e stime su asset privati, aggiornando le conversioni in dollari con i cambi correnti.

Il podio parla tech

In testa resta Elon Musk, con una ricchezza stimata a fine 2025 nell’ordine dei 622,7 miliardi di dollari e un incremento annuo di circa 190,3 miliardi. Dietro, l’asse Alphabet: Larry Page e Sergey Brin avanzano con patrimoni nell’area dei 269 e 250 miliardi. A ridosso, Jeff Bezos viaggia attorno ai 253,3 miliardi.

La dinamica è chiara: quando l’azionario premia le piattaforme e l’ecosistema IA, il “peso” in classifica si sposta rapidamente. Il 2025, infatti, non è stato solo un anno di crescita: è stato un anno di riordino delle gerarchie, in cui l’esposizione diretta alle scommesse IA ha fatto la differenza tra “salire” e “restare al palo”.

Il caso Ellison: un sorpasso lampo, poi il rientro

Tra i protagonisti c’è Larry Ellison, legato a doppio filo al destino di Oracle. Secondo le ricostruzioni di fine anno, Ellison chiude il 2025 attorno ai 249,8 miliardi, con un incremento vicino ai 57,7 miliardi. Ma il dettaglio più scenografico arriva da settembre: un balzo di Oracle (in scia a risultati e piani di espansione sull’IA) gli avrebbe permesso, per un periodo breve, di scavalcare Musk nella classifica dei più ricchi. Un “passaggio di scettro” effimero, figlio della volatilità e del fatto che, in questi ranghi, bastano poche sedute di mercato per cambiare la narrativa.

Perché Oracle pesa così tanto

Nel racconto 2025, Oracle viene letta come una scommessa sull’IA “infrastrutturale”: cloud, data center, capacità di calcolo, contratti enterprise. Quando il mercato compra questa storia, la capitalizzazione si espande e il valore della partecipazione dei fondatori diventa un ascensore. Quando la storia scricchiola, l’ascensore può fermarsi di colpo. È il lato meno glamour (ma più vero) del capitalismo finanziario: ricchezza enorme, ma anche estremamente sensibile ai prezzi.

Non è una lista: è un termometro (con qualche febbre)

Questi numeri non sono un censimento patrimoniale con ricevuta fiscale: sono una stima dinamica. L’indice combina partecipazioni pubbliche (le più “pulite”, perché quotate) e valutazioni su asset privati (più complesse), con l’obiettivo di rendere comparabili fortune diversissime tra loro. Il punto, però, è che il 2025 consegna un messaggio netto: quando i mercati festeggiano, la vetta festeggia molto di più.

Il corollario è la concentrazione. Se otto persone raccolgono circa un quarto dell’incremento annuo, significa che la crescita non è distribuita neppure all’interno della fascia più ricca: è ultra-concentrata anche tra i super-ricchi.

Il contrappunto: la disuguaglianza torna al centro

Qui entra la parte meno scintillante della storia. Diverse organizzazioni che monitorano le disuguaglianze – tra cui Oxfam – usano l’impennata delle ricchezze miliardarie come prova politica: non solo perché i numeri sono giganteschi, ma perché coesistono con pressioni sul costo della vita e con sistemi di welfare sotto stress in molte aree del mondo.

In uno dei suoi messaggi più citati, Oxfam insiste sul fatto che l’accelerazione della ricchezza al vertice rende più urgente intervenire su fisco, trasparenza e servizi pubblici. In parole loro: "Il mondo è sulla traiettoria di almeno cinque trilionari entro un decennio". Un modo brutale per dire che, se la finanza corre e la regolazione insegue, il traguardo non è “più benessere per tutti”, ma più potere per pochissimi.

Che cosa aspettarsi nel 2026

Se il 2025 è stato l’anno dell’IA come carburante, il 2026 potrebbe essere l’anno della verifica. Tre variabili contano più di altre:

1) Profitti reali, non solo promesse. Il mercato continuerà a premiare chi trasforma la spesa in IA in margini e contratti.

2) Regole e geopolitica. Export control, antitrust, fiscalità: ogni scossa regolatoria può riflettersi in Borsa e quindi nelle fortune.

3) Volatilità. Più la ricchezza dipende da valutazioni elevate, più il patrimonio stimato diventa un pendolo.

Una cosa, però, è già chiara: la ricchezza “da listino” non è solo una curiosità da classifica. È un indicatore di come il capitalismo contemporaneo stia premiando capitale, tecnologia e aspettative. E quando l’ascensore sale così in fretta, la domanda inevitabile non è chi sta al primo piano. È chi resta fermo a terra.

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