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TIM combatte la pirateria: individuati 66 canali illegali

- di: Daniele Minuti
 
TIM combatte la pirateria: individuati 66 canali illegali
Tim dà una forte accelerata alla lotta contro la pirateria online, spinta anche dall'assegnazione dei diritti televisivi per la trasmissione del campionato di Serie A alla piattaforma DAZN: Milano Finanza ha infatti visionato un'indagine redatta dalla TIM Data Room che analizza il fenomeno, sempre più in crescita nel nostro Paese.

Grazie all'attività di digital intelligence, TIM ha infatti individuato 66 canali, profili e bot automatici che permettono a chi ne usufruisce di usare servizi illegali per vedere eventi sportivi, partite di calcio oppure di condividere in modo illecito i propri abbonamenti. È una stima al momento parziale che però certifica l'aumento del fenomeno, causato principalmente dai grandi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori a livello di abbonamento. I canali principali sono social network o le applicazioni di messaggistica istantanea, come Telegram, che garantisce anche anonimato.

È qui che si trovano vero e propri cataloghi di offerte pirata, persino "regalate" con lotterie organizzate da chi li diffonde. Infine le trattative per gli abbonamenti vengono conclusi parlando con i venditori o con dei bot che ne gestiscono le transazioni: secondo una recente ricerca Fapav-Ipsos, lo sport in diretta è l'unico settore in crescita per il consumo dei contenuti pirata dallo scoppio dell'emergenza sanitaria, anche dovuto al basso rischio percepito di multe e sanzioni.

La TIM Data Room ha scovato solo ad agosto più di 550 conversazioni su streaming illegale del calcio in Italia, molto aumentate con l'inizio del campionato di Serie A (i picchi sono stati registrati il 21 e il 22 agosto, dalla prima giornata, quando sono stati segnalati diversi problemi e disservizi dagli utenti che usano DAZN).
Stando ai dati raccolti dall'European Added Value Unit, due anni fa furono effettuati circa 7,6 milioni di abbonamenti per piattaforme streaming illegali in Europa, numero che, se traslato su piattaforme legali, si tradurrebbe in entrate aggiuntive per le emittenti corrispondenti di circa 3,4 miliardi di euro ogni anno.

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