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In Ucraina tacciano le armi, ma in Italia tacciano i politici

- di: Redazione
 
In Ucraina tacciano le armi, ma in Italia tacciano i politici
Che bello sarebbe svegliarsi, domani o magari anche stasera, e sapere che le armi in Ucraina stanno tacendo, che i bombardamenti sono cessati, che chi fugge non è più bersaglio dei fucili, che i bambini possono tornare a giocare all'aria aperta. È un sogno che, speriamo, sia comune alla maggior parte degli esseri umani raziocinanti, anche se nutriamo il sospetto che, per biechi motivi di bottega, qualcuno in cuor suo prega affinché la guerra continui, magari per potere vendere ancora armamenti ai contendenti. Il silenzio delle armi in Ucraina sarebbe un miracolo.

In Ucraina tacciano le armi, ma in Italia tacciano i politici

Come lo sarebbe in Italia applicarlo alla bocca di molti politici che ci inondano quotidianamente, anzi a cadenza di poche ore, di dichiarazioni, puntualizzazioni, sottolineature, sconcertanti marce indietro. Si potrebbe dire che ''è la politica, bellezza'' e non ci si può fare proprio nulla. Perché il politico italiano (in altri Paesi non esiste questa inondazione di parole, forse perché ritengono la guerra troppo importante per farne oggetto di misere strumentalizzazioni) per sua natura parla, tanto, spesso sproloquiando, con una sovrapposizione di concetti che talvolta cozzano tra di loro, inducendo chi li sente a porsi degli interrogativi sulla loro sanità di mente. Capiamoci: non è che parlino tanto e speso a vanvera solo i politici, perché, grazie a Dio, non ci facciamo mancare nulla.

È tutto un susseguirsi, a guardare i programmi televisivi, di comparsate in cui, forse per concedersi la possibilità d'essere nuovamente invitati, c'è la corsa a chi dice la cosa più paradossale, magari accompagnando concetti forse accettabili con sfondoni, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma proprio della lingua italiana. Ma se giornalisti e professori, analisti e filosofi, pacifisti e no, osservassero una tregua se ne accorgerebbero in pochi, perché a subissarci di dichiarazioni sono propri nostri politici, che forse non vedevano l'ora, dopo la pandemia, d'avere trovato un altro argomento sul quale esprimersi, con espressione di profonda partecipazione al dramma ucraino. Però la foga spesso fa brutti scherzi, anche se sappiamo benissimo che molte prese di posizione sono assolutamente legate non al dramma che stanno vivendo in Ucraina, quanto sono usate per rendere più forte la propria postura ideologica, quindi politica. Ecco allora che ci troviamo a dovere sentire che il ''politico'' più citato è papa Francesco che è stato arruolato nelle falangi leghiste da Matteo Salvini che, certo convintamente e da credente, ne infila le frasi in ogni suo discorso.

Quasi a dire che le sue idee sono le stesse del pontefice ed essendo il papa il trait d'union tra noi e Dio, per la transitiva, è come se fosse Dio a pensarla come Salvini. Scherziamo, ovviamente, ma la sua strategia è sintomatica di un comportamento comune a molti politici di casa nostra, in cui tutto è buono, se serve a loro stessi.

Ma Salvini si comporta da capo politico, ben sapendo che deve rispondere delle sue azioni e delle sue parole, oltre che alla propria coscienza, anche al suo elettorato che forse ha dimenticato il tempo in cui i padani brandivano gli spadoni o, come disse qualcuno, erano pronti a scendere dalle valli bergamasche armati a scacciare i ladroni di Roma, con una continua celebrazione del più bellicoso dei machismi.

E poi ci sono le sortite fatte sotto la scossa adrenalinica che regala il solo parlare in pubblico, magari sotto scrosci di applausi. Accade, così come accade che, davanti ad un pubblico entusiasta, si dicano cose abbastanza ''strane''. Come ha fatto Silvio Berlusconi che, della crisi ucraina, ha dato una sua interpretazione che in molti hanno letto come quasi salvifica dell'invasione russa e giustificativa delle (male) azioni di Putin. Parole dette con foga, alle quali il suo stesso partito ha dovuto mettere una pezza che è suonata quasi peggiore perché ha negato l'evidenza, con una disinvolta interpretazione semantica delle frasi del presidente. E non è che a sinistra le cose vadano meglio perché resta alto il timore che le cose peggiorino e, quindi, occorre sostenere l'azione di un governo che ora deve passare dal Parlamento, perché se non si parla alle Camere quando c'è una guerra in giro, non sappiamo proprio quando lo si deve fare.
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