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Ue-Usa, intesa sui dazi evita la guerra commerciale

- di: Marta Giannoni
 
Ue-Usa, intesa sui dazi evita la guerra commerciale
Dazi al 15% e 600 miliardi di investimenti: Tajani, Lupi e Feltrin parlano di compromesso utile a disinnescare l’escalation. Rassicurati mercati, imprese chiedono sostegno.

Intesa che spegne l'incendio

L’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi, annunciato ufficialmente oggi, è stato accolto da un’ondata di commenti positivi, sia in ambito politico che imprenditoriale. L’intesa fissa i dazi reciproci al 15% sulla maggior parte delle merci e attiva un piano da 600 miliardi di dollari in investimenti e acquisizioni transatlantiche, allontanando lo spettro di una guerra commerciale generalizzata.

Secondo Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, “l’accordo chiude una fase di incertezza e scongiura una guerra commerciale”. Il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha usato parole simili: “Bene l’accordo, evita una guerra commerciale che avrebbe fatto danni a tutti. Troppo facile dire ‘facciamo il braccio di ferro’ quando in gioco c’è il futuro di imprese e famiglie. Meglio un compromesso come questo”.

L’allarme delle imprese del made in Italy

Dal mondo produttivo arriva un sì, accompagnato però da richieste concrete. Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, pur riconoscendo che “non sarà l’ottimale”, ha evidenziato che “almeno l’incertezza è finita”. Feltrin ha sottolineato come il settore si stia già preparando a contenere gli effetti del nuovo quadro tariffario, ma ha chiesto un ruolo attivo del governo italiano per sostenere le imprese: “Da soli ci abbiamo impiegato cinquant’anni per costruire il mercato USA. Per investire altrove non abbiamo lo stesso tempo. Il sostegno pubblico è indispensabile”.

Il presidente della Federazione ha ricordato che la filiera del legno-arredo rappresenta oltre il 4% del fatturato manifatturiero italiano e che gli Stati Uniti valgono da soli il 53% dell’export extra Ue. Per questo, ha rilanciato la necessità di sbloccare rapidamente l’accordo con il Mercosur, “che permetterebbe di aprire mercati alternativi ricettivi verso i prodotti del nostro Made in Italy”.

Berlino e Dublino respirano

Anche da Berlino sono arrivati segnali di sollievo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che “l’accordo ha evitato un conflitto commerciale che avrebbe colpito duramente l’economia tedesca, in particolare l’industria automobilistica”. Una posizione condivisa anche da Dublino: il ministro del Commercio irlandese Simon Harris ha parlato di “scelta necessaria per restituire certezze alle imprese europee”.

I mercati brindano alla stabilità

La reazione delle Borse è stata immediata. I futures sullo Stoxx 600 hanno toccato i massimi delle ultime sei settimane, l’Ibex spagnolo è salito dell’1,5% e il DAX tedesco dello 0,5%. Wall Street ha aperto in rialzo, segno che l’intesa è stata letta come un fattore di stabilizzazione in un contesto globale turbolento.

Secondo Holger Schmieding, capo economista di Berenberg Bank, “l’accordo è sopportabile per l’Europa e rassicura i mercati”. Hasnain Malik, analista di Tellimer, ha ricordato che il 15% “è comunque meglio della minaccia iniziale del 30%”. Per Michael Brown (Pepperstone), si tratta della “scusa che i mercati cercavano per ripartire”. Eric Winograd, di AllianceBernstein, ha ribadito che “da un punto di vista finanziario, avere un accordo è sempre meglio che non averlo”.

Uno schema che ricalca il modello Giappone

Molti osservatori hanno notato come la struttura dell’intesa con Washington ricalchi quella recentemente siglata con il Giappone: un dazio unico e fisso al 15% in cambio di un pacchetto di investimenti bilaterali. In questo caso, si tratta di 400 miliardi di euro che l’Ue investirà negli Stati Uniti e di 200 miliardi di dollari in arrivo dagli Usa verso l’Europa, in particolare nei settori strategici: energia, tecnologia, difesa e infrastrutture.

Secondo fonti industriali europee, il meccanismo ha il merito di garantire prevedibilità e neutralizzare le derive più aggressive del protezionismo. “È un compromesso che tiene”, hanno commentato da BusinessEurope, mentre fonti confindustriali a Bruxelles hanno parlato di “base sufficiente per tornare a pianificare”.

La parola d’ordine: evitare l’escalation

In definitiva, l’accordo è stato accolto come una scelta di realismo politico ed economico. Non mancano le voci critiche – che saranno trattate a parte – ma il fronte di chi considera positiva l’intesa è ampio e trasversale. Come ha riassunto un diplomatico europeo: “Non sarà perfetto, ma ha salvato l’essenziale: il tempo e la fiducia”.

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