Nel 2021, 50 milioni di europei hanno lavorato grazie a piattaforme su Internet

- di: Redazione
 
Quasi 50 milioni di persone lo scorso anno in Europa hanno svolto la propria attività lavorativa su Internet: servizi di alloggio, vendita di prodotti (sia direttamente che da intermediario) o per ordini effettuati tramite app (come libero professionista o fattorino). Il dato è contenuto nello studio dell'Istituto europeo di studi sui sindacati (Etui) - i contenuti del quale sono stati anticipati dal quotidiano spagnolo El Pais -, sulla base di una indagine condotta in 14 Paesi dell'Unione.

Lo scorso anno sono 50 milioni le persone che hanno svolto la loro attività lavorativa su internet nel 2021

Dallo studio emerge che circa il 4,3% della forza lavoro di ciascun Paese preso in esame ha lavorato attraverso piattaforme digitali, dai trasporti, alla consegna di cibo, ordini tramite app o siti web per lavori a scarso valore aggiunto, ordini per lavori legati a determinate aree o ordini come libero professionista almeno una volta all'anno.
La percentuale scende al 2,8% se l'obiettivo è ridotto a un'attività mensile e scende allo 0,7% se si concentra su chi dedica almeno il 50% della giornata lavorativa a queste attività e percepisce per questo più della metà del suo reddito.

Per redigere lo studio, intitolato ''The Platform Economy in Europe'', sono state intervistate circa 1.750 persone per ciascun Paese. Quindi, più di 24 mila interviste, fatte in Germania, Italia, Spagna, Francia, Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Estonia, Grecia, Irlanda, Austria e Ungheria. Nella sua anticipazione (il rapporto sarà reso noto oggi), El Pais, riferendo le parole dei ricercatori che hanno condotto lo studio, sottolineano la considerevole dimensione del mercato del lavoro digitale nell'Unione Europea, con le piattaforme che rappresentano solo una piccola parte di questo mercato, suggerendo che hanno un grande potenziale di espansione futura.

Emerge, comunque, che i guadagni in questo tipo di lavoro sono molto bassi e la posizione dei lavoratori che si sostengono esclusivamente su questo è al di sotto del livello di povertà. Una conclusione contenuta nello studio è che non ci sono grandi differenze per Paese. Le piattaforme di lavoro hanno la maggiore penetrazione in Irlanda (con il 6,5%), e meno in Ungheria (con il 2,5%).
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