Confindustria-Intesa Sanpaolo, nuovo accordo: 40 miliardi di euro per le imprese lombarde

- di: Barbara Leone
 
“Competitività, Innovazione, Sostenibilità”. Sono questi i punti cardine del nuovo accordo tra Confindustria e Intesa Sanpaolo per la crescita delle imprese. Un accordo che mette a disposizione oltre 40 miliardi di euro per le imprese lombarde, nell’ambito dei 150 miliardi di euro del plafond nazionale per promuovere l’evoluzione del sistema produttivo su questi tre driver fondamentali per la crescita e in coerenza con il Pnrr. La sesta tappa lombarda del roadshow degli incontri territoriali di presentazione dell’accordo si è svolta oggi al Castello di San Lorenzo De’ Picenardi in provincia di Cremona. Ad aprire i lavori i saluti dei Presidenti dell’Associazione Industriali Cremona, Stefano Allegri e di Confindustria Mantova, Edgardo Bianchi e del Direttore Commerciale Imprese Lombardia Sud di Intesa Sanpaolo, Stefano Capacci, che ha illustrato i contenuti dell’accordo nonché le prime iniziative congiunte. A seguire l’analisi dello scenario economico locale da parte di Giovanni Foresti della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo quindi la firma dell’accordo tra i due Presidenti delle Associazioni e il Direttore Regionale Lombardia Sud Intesa Sanpaolo, Marco Franco Nava. L’accordo presentato oggi alle imprese cremonesi e mantovane (di durata triennale e firmato lo scorso ottobre da Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, e Carlo Messina, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo) pone al centro iniziative a supporto delle aziende in ambito di digitalizzazione e innovazione, rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale, potenziamento delle filiere e sostenibilità.

“Il nostro Gruppo conferma e rafforza l’attenzione nei confronti del tessuto produttivo delle province di Cremona e Mantova mettendo in campo oltre 40 miliardi per le imprese lombarde, rinnovando l’azione congiunta con Confindustria - ha sottolineato Marco Franco Nava, Direttore Regionale Lombardia Sud di Intesa Sanpaolo -. Una crescita diffusa e sostenibile e una trasformazione strutturale sono passaggi fondamentali per dare vita ad un’economia più robusta. Le imprese cremonesi e mantovane, che hanno dato prova di resilienza durante la pandemia, oggi devono fronteggiare nuove incertezze; come Banca, siamo al loro fianco per sostenerle e per incentivare gli investimenti in transizione ambientale e digitale, valorizzando i rapporti di filiera. Gli elementi alla base di questo accordo rientrano nell’ambito del nostro impegno complessivo ad attivare, nell’arco del Pnrr, erogazioni a medio-lungo termine per oltre 410 miliardi di euro, di cui 120 destinati alle Pmi”. “Avevamo desiderio di un ritorno alla normalità ma la situazione dallo scoppio della pandemia è peggiorata: il virus stesso ha ripreso vigore e a questo si sono aggiunte altre tensioni, in primis quella della guerra che sta di fatto creando un progressivo allontanamento tra due emisferi, quello occidentale e quello orientale con un ritorno ad una Guerra Fredda che rappresenta un disastro per le relazioni ed i rapporti economici - ha aggiunto Stefano Allegri, Presidente dell’Associazione Industriali Cremona -. Una inflazione alla quale non eravamo più abituati e soprattutto costi dell’energia abnormi stanno prospettando mesi a venire molto difficili.

Ben venga un sostegno fra banche ed imprese che possa mettere in sicurezza il patrimonio di economia reale del Paese. Nell’accordo trovano spazio misure per la liquidità ma anche per il rilancio degli investimenti”. Del resto, come ha sottolineato il Presidente Confindustria Mantova Edgardo Bianchi “nel momento attuale, ancora più che in passato, siamo chiamati a fare squadra, per evitare un autunno molto caldo in termini di tensioni sociali, a meno di una pace repentina quanto improbabile che porti un raffreddamento dell’inflazione. Questo accordo si muove in questa direzione, creare una rete, non solo tra le aziende associate al sistema Confindustriale di Mantova e Cremona, che già esiste e potrà estendersi ad ulteriori servizi, ma tra le aziende ed una delle principali banche europee, Intesa Sanpaolo. Ben venga quindi questo protocollo di collaborazione, che destina 40 miliardi alle aziende lombarde, purché sia effettivamente concreto e proattivo; sicuramente mi sembrano identificate correttamente le macrotematiche a cui è destinato il plafond: digitalizzazione, sostenibilità, valorizzazione delle filiere, impulso alla sostenibilità e, ultimo ma a mio avviso più importante, investimento sulle persone e sulle competenze”. L’accordo consolida e rinnova la collaborazione ultradecennale tra Intesa Sanpaolo e Confindustria che, grazie a un’interpretazione sinergica e condivisa del rapporto tra banca e impresa, si è rafforzata nel corso degli ultimi anni. A partire dal 2009 sono stati sottoscritti diversi accordi improntati a una visione di politica industriale di ampio respiro, finalizzati a rendere la finanza e il credito componenti strategiche al servizio della competitività del mondo imprenditoriale. Iniziative congiunte hanno consentito di supportare decine di migliaia di imprese con credito per oltre 200 miliardi di euro, affiancandole nelle fasi più critiche di uno scenario economico in continua evoluzione.

Per quanto riguarda gli asset strategici territoriali la Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo ricorda che la provincia di Cremona è caratterizzata da una vocazione industriale (32,5%) superiore alla media regionale (26,3%) e nazionale (23,9%) che ha favorito una buona presenza sui mercati internazionali. L’export rappresenta infatti il 43,1% del valore aggiunto (34,6% la Lombardia; la media italiana è poco sotto il 30%). Tra il 2008 ed il 2021 le esportazioni nella provincia di Cremona sono cresciute dell’83,2%, pari a circa 2,5 miliardi di euro, grazie ai risultati di alcuni settori come metallurgia (+957 milioni di euro), chimica (+451), agro-alimentare (+381), gomma e plastica (+156), cosmetica e meccanica (+130 ciascuno). La provincia di Cremona mostra anche una buona propensione a innovare, con 133,1 brevetti registrati ogni milione di abitanti, dato sostanzialmente in linea con la Lombardia e di gran lunga superiore alla media italiana, ferma a 74,6. Nella provincia di Mantova l’industria sviluppa il 34,3% del valore aggiunto provinciale ed è significativa la propensione a esportare (pari al 57,5%). Tra il 2008 e il 2021 la provincia di Mantova ha, invece, registrato un aumento delle vendite all’estero pari a 2,1 miliardi di euro (+37,3%). Trainanti la metallurgia (+1 miliardo di euro), l’agro-alimentare (+456 milioni), la chimica (+241 milioni), la meccanica (+190 milioni) e l’automotive (+147). Nelle due province di Cremona e Mantova emergono dei rapporti di filiera ben ramificati a livello locale, come si evince anche dalla ricca presenza nel territorio dei distretti industriali, tra questi: il Metalmeccanico del basso mantovano, il Lattiero-caseario della Lombardia Sud-Orientale, le Carni e i salumi di Cremona e Mantova, la Calzetteria di Castelgoffredo e il Legno di Casalasco-Viadanese. Nella cosmetica italiana è buona la specializzazione della provincia di Cremona, che opera all’interno del metadistretto lombardo, ben radicato e forte di competenze, know-how, filiera ramificata, con rapporti di fornitura ravvicinati sia a monte (come ad esempio la chimica delle specialità industriali) che a valle del processo produttivo (ricerca, design, distribuzione). Il conflitto tra Russia e Ucraina aggiunge incertezza al quadro nazionale e internazionale 2022 e getta ombre sulla possibilità di mantenere la velocità di ripresa che ha caratterizzato il 2021.

Nel complesso, l’esposizione commerciale di Cremona e Mantova verso i territori di Russia e Ucraina è bassa: nei due mercati si sono registrati valori di export pari a 208 milioni di euro nel 2021, solo l’1,6% del totale esportato complessivamente dalle due province. Una percentuale inferiore alla media nazionale (2%) e più che dimezzata rispetto al passato, in particolare rispetto al 2013, anno antecedente la crisi del Donbass-Crimea del 2014, quando ammontava al 3,9%. Per alcuni comparti, tuttavia, il peso di questi mercati resta più marcato: è il caso della meccanica (4,5%) e della chimica (2,6%). Il maggiore canale di trasmissione della guerra è rappresentato dai rincari dei prezzi delle materie prime. La revisione al rialzo dei prezzi del petrolio e, soprattutto, del gas naturale, penalizzerà in modo significativo il reddito disponibile dei consumatori e la redditività delle imprese, con effetti sia sui consumi che sugli investimenti. Il conflitto in Ucraina rende ancora più urgenti i temi dell’ambiente e della tecnologia che possono favorire il risparmio di materie prime, l’efficientamento dei processi e la diversificazione dei mercati di sbocco. Al contempo, se i problemi di approvvigionamento causati dalla pandemia e poi amplificati dall’invasione russa porteranno a una regionalizzazione su base continentale delle catene globali del valore, si potranno aprire opportunità per i territori italiani che come le province di Cremona e Mantova sono caratterizzati dalla presenza di filiere ben ramificate a livello locale. In tal contesto il Pnrr potrà offrire un valido supporto al raggiungimento di questi obiettivi, favorendo un intenso processo di riforme finalizzate al rilancio degli investimenti in digitale, green, infrastrutture, formazione e ricerca, con un’attenzione particolare a giovani, donne e precari. I prossimi anni saranno dunque decisivi per l’Italia, la Lombardia, ma anche per le province di Cremona e Mantova, chiamate a cogliere queste sfide.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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