CNEL: "Al 30 giugno sono 985 i contratti collettivi nazionali di lavoro vigenti"

- di: Daniele Minuti
 
Il CNEL ha pubblicato l’ultimo numero del Notiziario sul Mercato del Lavoro e Archivio Nazionale dei Contratti collettivi del CNEL che contiene i dati del 13esimo Report periodico dei contratti collettivi vigenti: al momento sono 985 gli accordi, registrati nell'Archivio aggiornato alla data 30 giugno 2021, una crescita di 35 unità rispetto al trimestre precedente e di 50 unità su base annuale (rispettivamente +3,7% e +5,3%).

Di questa cifra, il 61,9% (610) sono scaduti mentre il 38,1% (375) sono in vigore: escludendo il pubblico impiego, i settori con la maggior percentuale di contratti scaduti sono quelli di Credito e Assicurazioni, Poligrafici e Spettacolo ed E­dilizia (85,7%, 81,8% e 72%). Inoltre ci sono 69 contratti scaduti nel primo semestre dell'anno non ancora rin­novati, oltre a nuovi 81 che andranno a scadenza nel secondo se­mestre e 117 aventi scadenza prevista nel cor­so del 2022.

Tiziano Treu, presidente del CNEL (nella foto), ha commentato: "Non possiamo parlare di PNRR e di ripresa senza partire dai contratti scaduti e dalla qualità delle condizioni di lavoro, anche economiche, dei lavoratori, ormai datate. Un buon punto di partenza può essere il nuovo contratto dei metalmeccanici. Ci sono oltre 10 milioni di lavoratori con contratto scaduto. Il rinnovo potrebbe dare impulso a una nuova stagione contrattuale, non più rinviabile, anche perché le ricadute occupazionali del PNRR, non solo secondo il CNEL, sono incer­te e più basse di quello dichiarato nei piani di al­tri Paesi. Le crisi di questi anni fino a quella del 2020 hanno dimostrato che i sistemi nazionali di protezione sociale fin qui vigenti non sono in grado di rispon­dere alle nuove criticità sociali e devono essere sostenuti da risorse e li­nee guida comuni della Unione Europea. L’eccezionalità del momento richiede il co­raggio di innovare anche nelle politiche sociali, come si è fatto nelle scel­te del NGEU. Occorre un salto di qualità che si rifletta nella concezione stessa della qualità e del­le funzioni di un welfare adatto alle future gene­razioni. Le iniziative pre­se nell’emergenza, come il SURE, devono essere rese strutturali e accom­pagnate dalla finalizza­zione degli altri interventi contenuti nell’action plan e proposti dalla Com­missione Europea. Que­ste iniziative sono uno stimolo utile anche per ripensare gli assetti dei nostri welfare nazionali, a cominciare da quello italiano che ha mostrato non poche fragilità e ina­deguatezze".
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