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Draghi non recede: elezioni sempre più vicine

- di: Redazione
 
Draghi non recede: elezioni sempre più vicine
Una vecchia volpe della politica - quella di un tempo, almeno, quando c'era un limite a tutto - commentando quanto sta accadendo, con lo sconcertante spettacolo di ieri al Senato, dice che, a Roma (intendendo il 'Palazzo'), ''in cinque giorni si fa un mondo, ma lo si può anche disfare'', volendo forse alimentare, ma non più di tanto, la speranza che questo impazzimento che sta attraversando il Paese si fermi e tutti, ma veramente tutti, riconquistino un minimo di saggezza per evitare di accompagnare per mano l'Italia e gli italiani verso un futuro a dir poco incerto.
''Qui però" - dice ancora il nostro interlocutore - "non ci troviamo davanti ad una crisi motivata da ragioni politiche o di spartizione del potere, come alcune di quelle di un paio di decenni fa che pure erano deflagranti. La storia è tutta diversa perché le cause di quanto sta accadendo sono interne e anche trasversali ad un partito che ancora sembra essere alla ricerca di una ragione d'essere''.
Sarà anche così. Intanto il Paese resta sospeso, aspettando che, da qui a mercoledì, quando Mario Draghi si recherà davanti alle Camere per riferire sullo stato della crisi - dopo che il presidente della repubblica ha cortesemente respinto le sue dimissioni - , possa accadere qualcosa, soprattutto di positivo.

Mattarella respinge le dimissioni di Draghi ma si va verso nuove elezioni

Ma le speranze sono abbastanza residue perché nulla lascia intendere che lui, Draghi, possa recedere dalla volontà di andarsene e che, contestualmente, i Cinque Stelle decidano di riconsiderare le loro posizioni.
Se è improbabile che Draghi si rimangi le dimissioni (sarebbe come se si infliggesse un'auto-bocciatura) , lo è ancora di più l'ipotesi di un ripensamento dei grillini.
Perché il movimento sembra ostaggio del suo stesso peccato originale: essere nato sostanzialmente per distruggere chi non ne condivide le idee (parliamo di idee, perché di programmi non è che ne abbiano mostrati molti).

Se quello che riferiscono i cronisti parlamentari è vero sino in fondo, i senatori dei Cinque Stelle, ieri, in aula e lungo i corridoi di Palazzo Madama, sembravano quasi inconsapevoli del peso delle scelte del vertice del movimento, ridacchiando alla vista dei colleghi di altri partiti, quasi a volere dire (qualche grillina, che pare abbia anche un'alta carica istituzionale, l'avrebbe anche detto, sia pure in dialetto romanesco, come sua consuetudine): ve la faremo vedere.

Così addebitando a tutti, fuorché a sé stessi, la responsabilità di quanto sta accadendo e quel che potrebbe succedere di qui a poco. L'euforia, anche sopra le righe, mostrata dai Cinque Stelle è sembrata ai più solo un modo di esorcizzare la deriva ''distruttiva'' adottata. Ma forse è solo una sensazione.
Perché qualcuno sembra volere ipotizzare che, davanti ad importanti concessioni su argomenti a loro cari (come il superbonus), i grillini potrebbero fare un passo indietro.
Una cosa che non sta né in cielo che in terra. Innanzitutto perché Draghi - sommerso di lodi dall'Europa e anche dagli Stati Uniti - sembra tutto fuorché disposto a volersi piegare al diktat di Conte (o di chi parla attraverso lui, usandolo...), soprattutto dopo i toni sprezzanti di ieri in Senato, tra applausi, ululati, colpi di gomito e risatine dei grillini. L'armamentario di una gita ai tempi del liceo, quando la situazione è invece drammatica.

Ma nemmeno Giuseppe Conte si può permettere di fare passi indietro, perché sarebbe costretto a rimangiarsi tutto quello (di grave) che ha detto sino a ieri su un governo che, a suo dire, ignora volontariamente il disagio sociale, non spiegando, il capo dei Cinque Stelle, quale sarebbero le finalità di questo atteggiamento. Una situazione di stallo irrisolvibile che sta rendendo sempre più probabile l'ufficializzazione della crisi, con l'ipotesi di scioglimento del Parlamento e elezioni anticipate più probabile di un governo di scopo, guidato da un tecnico o da una personalità delle Istituzioni.
Sembra, comunque e purtroppo, di rivedere all'infinito la scena di un film d'azione con i due protagonisti che si fronteggiano, armi in pugno, sapendo che nessuno farà un passo indietro, pur nella consapevolezza che questo porterà alla fine di entrambi.

I Cinque Stelle comunque sembrano decisi ad andare per la loro strada, che andrà a finire chissà dove e soprattutto non sapendo in quanti alla fine arriveranno alla meta. Perché saranno solo una sparuta pattuglia rispetto a quelli che oggi hanno deciso di mandare al macero il governo. Che ha certamente le sue colpe, ma che forse, vista la crisi che stiamo vivendo, era meglio tenersi.
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