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Ex Ilva, Altoforno 1 compromesso: Taranto torna nel buio. Urso: “A rischio lavoro e vendita”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ex Ilva, Altoforno 1 compromesso: Taranto torna nel buio. Urso: “A rischio lavoro e vendita”

Il 7 maggio, all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto, un incendio ha colpito l’Altoforno 1. Non un episodio isolato, ma l’ennesimo anello nella lunga catena di incidenti, ritardi e ferite aperte che da anni segnano la più grande acciaieria d’Europa.

Ex Ilva, Altoforno 1 compromesso: Taranto torna nel buio. Urso: “A rischio lavoro e vendita”

A distanza di giorni, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato senza giri di parole durante una conferenza al Ministero: “La situazione è molto grave. L’Altoforno 1 è verosimilmente del tutto compromesso. La mancata tempestività dell’intervento ha causato un danno notevole che incide sul presente e sul futuro dello stabilimento, sull’occupazione e sulla trattativa di vendita”. Parole che pesano come una sentenza non solo sugli impianti, ma sul destino di una città intera.

L’errore che costa caro
Secondo le perizie tecniche, il colaggio dei materiali fusi rimasti nel crogiolo dell’impianto doveva essere eseguito entro 48 ore dall’evento per evitare danni strutturali irreversibili. Ma le autorizzazioni necessarie sono arrivate solo il 10 maggio, ben oltre i tempi tecnici utili. Una lentezza burocratica che ora rischia di compromettere irrimediabilmente il cuore pulsante dell’impianto. “È un danno rilevante che si sarebbe potuto evitare. Ora servono misure eccezionali per intervenire, ma la ripartenza non è scontata”, ha aggiunto Urso.

Operai sospesi, futuro appeso
Il timore più concreto è che la paralisi dell’impianto conduca a una nuova ondata di cassa integrazione. La produzione, secondo le stime, scenderebbe da 6 milioni di tonnellate a poco più di 4, con un impatto diretto sull’organico. I sindacati hanno chiesto un tavolo urgente. Urso ha riconosciuto il rischio per centinaia di posti di lavoro: “Stiamo valutando con i commissari ogni ipotesi per tutelare i lavoratori. Ma non possiamo più permetterci ritardi o disattenzioni”.

La trattativa con Baku Steel vacilla
Parallelamente, la cessione dell’ex Ilva al gruppo azero Baku Steel è ora in bilico. Urso non ha nascosto la sua preoccupazione: “La funzionalità degli impianti è condizione imprescindibile per qualunque acquirente. Il nostro compito è evitare che venga meno anche questa possibilità”. La credibilità industriale del sito è minacciata, e la finestra negoziale rischia di chiudersi in un clima di incertezza crescente.

Il fantasma di Bagnoli

Il paragone con Bagnoli, evocato dallo stesso Urso, non è solo retorico: “Taranto non deve diventare il nuovo caso Bagnoli. Serve una risposta collettiva, un’assunzione di responsabilità istituzionale che vada oltre gli schieramenti”. È il monito lanciato a una filiera che va dai ministeri agli enti locali, passando per i tecnici, le aziende e le autorità ambientali. Nessuno può più chiamarsi fuori.

Una città in attesa, un Paese alla prova
Taranto è di nuovo sospesa, in bilico tra promesse e paura. L’Altoforno 1 rappresenta molto più di un impianto produttivo: è un simbolo di tutto ciò che l’Italia industriale ha lasciato in sospeso. La sfida che si apre oggi riguarda l’intero Paese: decidere se Taranto è ancora una capitale industriale o una ferita da archiviare in silenzio.

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