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Manovra 2025: banche nel mirino, intesa vicina tra tasse e liquidità

- di: Bruno Legni
 
Manovra 2025: banche nel mirino, intesa vicina tra tasse e liquidità
Il governo cerca risorse, le banche trattano. Irap forse al 2%, ma resta l’incognita contributi.

La manovra di bilancio 2025 fa ancora discutere. Dopo il vertice a Palazzo Chigi con i rappresentanti delle banche e delle assicurazioni, sembra profilarsi un’intesa in extremis: l’aumento dell’IRAP sul settore – inizialmente pensato al +2,5 % – potrebbe rimanere al +2 %. Ma il compromesso prevede che gli istituti contribuiscano anche con una forma di anticipo di liquidità. In gioco, oltre al gettito fiscale, c’è la stabilità del sistema finanziario e la necessità per lo Stato di reperire risorse per coprire le spese promesse dalla maggioranza.

Perché le banche sono nel mirino

Il governo guidato da Giorgia Meloni punta a reperire oltre un miliardo di euro per finanziare modifiche fiscali e sociali. Le risorse aggiuntive, spiegano fonti ministeriali, potrebbero arrivare proprio dalle banche e dalle assicurazioni, attraverso un rialzo dell’Irap e un contributo extra.

In un passaggio iniziale la proposta prevedeva un aumento dell’Irap di 2,5 punti per i grandi istituti, generando un gettito stimato in quasi 200 milioni di euro.

Trattativa in corso: tasse o liquidità? I dubbi del settore

L’Associazione Bancaria Italiana (ABI) — che rappresenta gli istituti di credito — ha fatto sapere che un’ulteriore stretta fiscale sarebbe “non sostenibile” dopo gli impegni già assunti. Alcuni banchieri auspicano piuttosto un contributo in forma di anticipi di liquidità, secondo il modello già adottato nella precedente legge di bilancio.

D’altra parte, chi spinge per la manovra — in particolare esponenti di Forza Italia — sembra voler mantenere l’aumento Irap a +2 % e garantire che partecipino anche le assicurazioni. Il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, ha dichiarato che la partita «è aperta» e che si lavora su un’intesa di massima.

Rischi, reazioni e scenari futuri

  • Se le banche accettassero un aumento dell’Irap, i costi per credito e servizi potrebbero aumentare, con effetti a cascata su famiglie e imprese.
  • Un contributo in liquidità – invece che un’imposta – potrebbe alleggerire la pressione sul sistema bancario, ma resta da definire la forma e la dimensione del prelievo.
  • Il confronto interno alla maggioranza è complesso: alcune forze vorrebbero tassare anche assicurazioni e aumentare altri gabelle (patrimoniali e sulle plusvalenze), altri invocano moderazione per non compromettere la fiducia degli investitori.

Che cosa succederà a breve

I gruppi di maggioranza e il governo pianificano una serie di incontri bilaterali con banche, assicurazioni e rappresentanti del sistema economico — a partire da domani — per definire le misure finali e provare a chiudere l’accordo prima dell’approdo in Aula, previsto intorno al 15 dicembre.

Restano ancora opzioni alternative sul tavolo: oltre all’Irap, si valuta la tassa sulle polizze auto, una stretta sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni societarie, e modifiche a cedolare e norma sugli affitti brevi. In questo contesto, la manovra potrebbe cambiare forma anche all’ultimo minuto.

Il governo vuole soldi «facili» per coprire spese e impegni; le banche cercano di evitare un surplus di oneri; la partita è aperta e — finché non ci sarà un accordo — tutto può cambiare.

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