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Ires premiale, una misura tra opportunità e limiti strutturali

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ires premiale, una misura tra opportunità e limiti strutturali
La riduzione dell’Ires dal 24% al 20% per le imprese che rispettano stringenti requisiti è uno dei provvedimenti di punta della Legge di Bilancio 2024. Presentata dal governo come un intervento “premiale” per incentivare investimenti e occupazione, questa misura risponde alle pressioni di Confindustria dopo settimane di trattative tese. Tuttavia, restano dubbi sull’effettiva portata della norma e sulla sua capacità di rispondere alla crisi industriale che sta segnando settori chiave come automotive, moda ed elettrodomestici.

Ires premiale, una misura tra opportunità e limiti strutturali

L’Ires premiale è subordinata a quattro condizioni fondamentali: assenza di ricorso alla cassa integrazione nel 2024 e 2025; mantenimento della media occupazionale del triennio precedente; incremento dell’occupazione del 5%; e reinvestimento del 30% degli utili in beni strumentali, mantenendo almeno l’80% in azienda. Se rispettati questi criteri, l’aliquota Ires si riduce di quattro punti percentuali, ed è cumulabile con altre agevolazioni, come la super deduzione al 120% per nuove assunzioni e i fondi di Transizione 5.0.

Nonostante i presupposti tecnici, le condizioni stringenti restringono significativamente la platea delle imprese potenzialmente beneficiarie. La copertura finanziaria di circa 400 milioni di euro, prevista dal Ministero dell’Economia, indica che l’impatto della misura sarà limitato a una selezione di aziende medio-grandi, lasciando potenzialmente escluse molte PMI, ossatura del sistema produttivo italiano.

Un rapporto in bilico con Confindustria

La misura, sostenuta dal ministro Giorgetti come “riparatoria” dopo l’abolizione dell’Ace, mira a ricucire i rapporti tra il governo e Confindustria, incrinati da settimane di insoddisfazione. Se da un lato l’Ires premiale rappresenta un segnale di attenzione, dall’altro i dubbi sulla sua efficacia concreta permangono. L’eccessiva complessità burocratica e la selettività dei benefici rischiano di limitare il suo potenziale impatto sistemico.

Le criticità di una politica industriale frammentata


L’Ires premiale è solo una tessera di un mosaico frammentato. La crisi industriale, acuita dal crollo del mercato dell’auto e dai licenziamenti in settori strategici, richiederebbe una strategia più strutturata. Le risorse investite in provvedimenti simbolici, come la legge sul Made in Italy, e l’enfasi sul golden power mostrano i limiti di una politica industriale che sembra affidarsi eccessivamente a strumenti fiscali senza un coordinamento complessivo.

In definitiva, il provvedimento rappresenta un “pareggio” nel dialogo non programmato tra governo e Confindustria, ma difficilmente potrà invertire la rotta della crisi industriale italiana. La vera sfida resta quella di definire una politica industriale capace di coniugare incentivi fiscali, investimenti in innovazione e sostenibilità per rispondere alle trasformazioni globali in atto.
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