LGIM aumenta l’impegno su natura, salute e AI nell’ultimo rapporto sulla proprietà attiva

- di: Barbara Bizzarri
 

Il rapporto annuale sull’azionariato attivo rivela che il team di Stewardship degli investimenti di LGIM, uno dei più grandi asset manager al mondo con circa 1,2 trilioni di sterline di AuM a livello globale, ha espresso 149.000 voti in tutto il mondo nel 2023, affrontando sei “super temi”: clima, natura, persone, salute, governance e digitalizzazione.

LGIM aumenta l’impegno su natura, salute e AI nell’ultimo rapporto sulla proprietà attiva

Michelle Scrimgeour, Ceo di LGIM, ha commentato: Riteniamo che il mondo difficile e in continuo mutamento in cui viviamo, caratterizzato da tensioni geopolitiche, eventi atmosferici estremi e difficoltà economiche, metta in evidenza il ruolo cruciale che gli asset manager hanno nel mettere a sistema la gestione del capitale dei loro clienti e l’affrontare le sfide future delle società. Dato che queste ultime si stanno facendo sempre più acute, noi di LGIM abbiamo deciso di aumentare le risorse destinate all’investment stewardship e le attività di engagement con i cda delle aziende su questioni di lungo termine come il clima, le retribuzioni dei top manager e la diversità, continuando anche ad accrescere la consapevolezza dei rischi che natura, intelligenza artificiale e sanità possono rappresentare per l’economia globale.

I provvedimenti chiave di LGIM si suddividono in Ambientali, area in cui LGIM ha incrementato le sue attività di engagement, applicando sanzioni di voto contro 100 società che non hanno rispettato le aspettative sulla deforestazione, mentre altre 342 non hanno rispettato altri punti espressi nel Climate Impact Pledge. Il 2023 ha fatto registrare il record di proposte legate al clima presentate dagli azionisti, con LGIM che ha votato su 145 di queste, sostenendone il 77%. Nel 2024, LGIM rivedrà ulteriormente al rialzo le sue aspettative sulle attività estrattive ed energetiche. Per quanto riguarda il Sociale, l’obiettivo consiste nel portare una maggiore consapevolezza del legame esistente tra resilienza finanziaria e salute pubblica, con LGIM che ha sostenuto campagne sulla nutrizione e sulla lotta ai patogeni resistenti ai farmaci (AMR), concentrandosi soprattutto su McDonald’s e Nestlé. 15 grandi retailer nel settore del food, operanti in tutto il mondo, sono anche stati coinvolti in una campagna sull’adozione di un salario di sussistenza e su una maggiore diversità di gender e di etnia nei cda, ma anche ai livelli sottostanti, Infine, la Governance: Il focus principale è stato il rafforzamento delle attività a protezione e promozione dei diritti degli azionisti nel vasto contesto dell’efficienza dei capital market. Nel Regno Unito, per esempio, si è riscontrata una crescente preoccupazione per la tutela degli investitori che la costante ricerca della competitività potrebbe portare. Inoltre, LGIM ha continuato a monitorare le politiche sulle remunerazioni dei dirigenti, opponendosi al 52% di queste in quanto non aderenti alle aspettative per una retribuzione giusta e appropriata.

In un contesto globale in cui gli investimenti responsabili mutano costantemente, il ruolo che hanno gli asset manager nella loro promozione è più importante che mai. È nostra intenzione continuare a utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione per modellare i mercati dei capitali al fine di aumentare gli standard e portare a conoscenza dei rischi materiali presentati dalle questioni che maggiormente interessano i nostri clienti, così da generare un valore aggiunto sostenibile e di lungo periodo”, ha aggiunto Michael Marks, Head of Investment Stewardship di LGIM.

L’attività di assessment delle imprese attraverso il Climate Impact Pledge continuerà anche nel 2024, allo scopo di agevolare la transizione verso le zero emissioni nette. Nell’attuale ciclo di engagement 2023-2024, LGIM introdurrà anche delle nuove linee guida per le attività estrattive, per le utility energetiche e per l’oil&gas. In particolare, le imprese in questi settori subiranno sanzioni qualora decidessero di espandere la produzione di energia termica e/o elettrica attraverso il carbone; inoltre, per l’oil&gas, le imprese saranno soggette a sanzione anche qualora non pubblicassero i dati sulle emissioni di metano.

Sulla questione dei diritti degli azionisti, sono ormai due anni che LGIM ha intensificato le sue consultazioni per fare in modo che le voci di questi siano ascoltate quando si tratta di creare o migliorare le normative e le regolamentazioni vigenti nei capital market del Regno Unito.

Per fare un esempio pratico, nutriamo alcuni dubbi sulle recenti proposte della Fca (Financial Conduct Authority), in quanto potrebbe potenzialmente togliere alcuni diritti agli azionisti a vantaggio del management. Sono soprattutto tre i punti preoccupanti e si concentrano sull’approccio permissivo previsto nei confronti delle DCSS, delle transazioni significative e delle transazioni con parti correlate. LGIM continuerà a monitorare e ad impegnarsi su questo tema, sia individualmente che in collaborazione con gli organismi del settore.

Per quanto riguarda le retribuzioni degli executive, nel 2023 LGIM ha appoggiato 238 delle 314 policy sulle remunerazioni proposte in UK, pari al 75,8%. Abbiamo anche votato contro al 20,3% dei report in materia presentati (120 su 591), in leggero calo rispetto al 2022.

Tuttavia, LGIM si è opposta all’86,5% (contro il 77,2% del 2022) delle proposte presentate dal management di imprese statunitensi, in quanto molte si basavano su parametri che non potevano essere misurati oggettivamente su un arco di 3 anni, mentre la maggior parte degli incentivi di lungo periodo non erano legati ad alcun tipo di performance o le condizioni per accedervi erano inferiore alla media. Infine, 13 società facenti parte dell’indice S&P 500 hanno fallito il voto sul “say-on-pay”, cinque in meno rispetto al 2022, con LGIM che ha votato contro ognuna di queste.

Restando sempre in ambito say-on-pay, da quest’anno aggiungeremo ulteriori sanzioni di voto sulle compagnie Usa in cui i top manager sfruttano i jet societari per faccende private, sulle imprese dell’S&P 500 che sottoperformano rispetto ad altre facenti parte dello stesso indice e su quelle che applicano un pay ratio per i propri CEO superiore a 300x.

Infine, per quanto riguarda i rischi che potrebbero emergere in futuro, LGIM chiede che siano applicate determinate procedure per quanto riguarda governance, trasparenza e gestione del rischio.

Anche nel 2023, LGIM ha continuato a insistere sull’importanza di accrescere la diversità di genere tra i membri di un cda, votando contro 75 imprese componenti il FTSE 100 o l’S&P 500 che avevano mostrato progressi insufficienti nell’incrementare la diversità all’interno dei team con poteri decisionali.

Il Giappone ha fatto enormi progressi in questo ambito: a seguito di una campagna durata 3 anni contro le società con soltanto uomini nei consigli, l’ultima società appartenente a questa casistica ha annunciato nel settembre dello scorso anno che nell’assemblea generale del 2024 nominerà una donna nel direttivo.

Per quanto riguarda la diversità di etnia, invece, sono stati osservati progressi significativi in UK e negli Stati Uniti. In particolare, quando tra il 2022 e il 2023 LGIM ha rivolto le sue attività di engagement anche verso le imprese del FTSE 250 e del Russell 1000, il 31,6% di imprese coinvolte che non rispettavano gli standard minimi hanno fatto registrare grandi risultati, tanto che sono usciti dalla categoria dei “laggards”.

Con l’aumento dell’inflazione si è innescato un circolo vizioso che ha portato il costo della vita ad aumentare sempre di più, tanto che il salario di sussistenza è stato un problema centrale per tutto il 2023: per questo motivo, lo scorso anno è stata avviata una campagna che ha coinvolto 15 grandi nomi del settore del food, come Tesco, Costco, Walmart e Target, affinché queste affrontassero la questione al loro interno e anche lungo tutta la supply chain.

LGIM da sempre riconosce il profondo legame che esiste tra la salute pubblica e la stabilità finanziaria. Ogni anno, le scarse condizioni sanitarie provocano costi pari al 15% del Pil globale sottoforma di morti premature e di una potenziale perdita di produttività dei lavoratori, per questo ha continuato anche nella sua lotta contro la diffusione di patogeni resistenti alle cure (AMR), i quali, secondo un report della Banca Mondiale, possono causare costi paragonabili a quelli della crisi del 2008. Su questo punto, è stata avanzata una proposta a McDonald’s, in sede di assemblea generale, in cui si chiede alla società di allinearsi alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per quanto riguarda la somministrazione di antibiotici negli animali destinati alla macellazione, ha ricevuto il 18% dei voti favorevoli degli azionisti; in crescita rispetto al passato.

Infine, negli scorsi anni LGIM ha coinvolto Nestlé in due iniziative denominate Access to Nutrition Initiative (ATNI) e ShareAction’s Healthy Markets Initiative, in cui si chiedeva alla società di riportare i nutrienti seguendo un modello approvato dai governi e, sulla base di questo, di stabilire dei target per accrescere la vendita di prodotti giudicati sani. Assieme a ShareAction, quest’anno è stata proposta una risoluzione che chiedeva a Nestlé di apportare questi cambiamenti.
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