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Ocse: «Deficit italiano al 2,9% nel 2025 e al 2,6% nel 2027». Debito atteso sopra il 130% del Pil

- di: Alberto Venturi
 
Ocse: «Deficit italiano al 2,9% nel 2025 e al 2,6% nel 2027». Debito atteso sopra il 130% del Pil

L’Ocse, nelle nuove Prospettive economiche, colloca il deficit pubblico italiano al 2,9% del Pil nel 2025, con una successiva riduzione al 2,6% nel 2027. È un profilo discendente che inserisce l’Italia nel gruppo dei Paesi impegnati in un progressivo rientro dai livelli di disavanzo accumulati negli anni della pandemia e della crisi energetica. La stima dell’Organizzazione arriva in una fase in cui il ciclo europeo rimane debole e la crescita reale si muove con lentezza, rendendo più complesso il consolidamento fiscale.

Ocse: «Deficit italiano al 2,9% nel 2025 e al 2,6% nel 2027». Debito atteso sopra il 130% del Pil

L’Ocse segnala inoltre che nel 2027 il debito pubblico italiano sarà “oltre la soglia del 130% del Pil”, ribadendo la persistenza di un livello strutturalmente elevato che continua a rappresentare un punto di attenzione nella valutazione sulla stabilità macrofinanziaria del Paese.

La manovra 2026 e la composizione degli interventi

Nel rapporto, l’Ocse richiama direttamente la prossima legge di bilancio: «La manovra del 2026 punta a ridurre il deficit, pur prevedendo l'alleggerimento di alcune tasse sul lavoro e il mantenimento di determinate misure di incentivo, finanziate da fonti puntuali o ricorrenti».

La formulazione colpisce perché fa emergere uno dei nodi più delicati del consolidamento fiscale italiano: l’equilibrio tra sostegno al costo del lavoro — considerato essenziale per la competitività delle imprese e l’occupazione — e la necessità di preservare la prudenza di bilancio. La sottolineatura sull’uso di «fonti puntuali o ricorrenti» indica che il tema della natura strutturale delle coperture rimane centrale nelle valutazioni internazionali.

Il debito oltre il 130% del Pil: perché la soglia resta un punto critico

Il superamento della soglia del 130% del Pil nel 2027 non è un dato inatteso, ma ribadisce una condizione strutturale dell’Italia: un debito elevato, sostenuto finora da un mix di politiche monetarie favorevoli, credibilità fiscale e una crescita sufficiente a sostenere il servizio del debito. Con il ritorno delle regole di bilancio europee e il rialzo strutturale dei tassi di interesse rispetto agli anni della liquidità espansiva, la gestione del rapporto debito/Pil diventa una variabile decisiva della politica economica.

Il rapporto Ocse lascia intendere che il rientro del disavanzo non sarà sufficiente, da solo, a modificare in modo significativo il trend del debito. La variabile cruciale resta la crescita potenziale, che negli ultimi anni si è collocata su livelli moderati e dipende in larga parte dalla piena attuazione degli investimenti programmati, in particolare quelli legati al PNRR.

La cornice europea e le implicazioni per Roma


La stima dell’Ocse si inserisce in un contesto in cui l’Italia dovrà allineare la propria politica fiscale alle nuove regole Ue, basate su piani di aggiustamento pluriennali e su un rapporto negoziato tra Governo e Commissione europea. Una dinamica che, con un disavanzo al 2,9% nel 2025 e al 2,6% nel 2027, pone il Paese dentro un percorso coerente con un rientro ordinato, ma che richiederà interventi calibrati per mantenere sostenibili gli incentivi confermati e le misure di riduzione del cuneo fiscale.

In questo contesto, la capacità di modulare la spesa corrente, preservare gli investimenti pubblici e garantire l’efficacia degli incentivi risulta determinante. La stessa Ocse avverte che eventuali deviazioni da questi obiettivi rischierebbero di ampliare le tensioni sulla dinamica del debito.

Un quadro che chiede continuità di politica economica


La previsione dell’Ocse non è catastrofica, ma richiama l’esigenza di una continuità: crescita, riforme e disciplina fiscale devono procedere insieme. Con un deficit vicino al limite del 3% nel 2025 e un debito sopra il 130% nel 2027, la tenuta del percorso dipenderà dalla capacità di mantenere coerenza tra obiettivi di stimolo all’economia e sostenibilità dei saldi pubblici.

La manovra del 2026, nelle parole dell’Ocse, appare come un banco di prova: alleggerimento delle tasse sul lavoro e mantenimento degli incentivi richiedono una gestione accurata delle coperture. La sfida, ancora una volta, sarà conciliare crescita e rigore senza sacrificare la competitività del sistema produttivo.

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