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Rapporto Bei 2025: imprese italiane tra fiducia e ritardi tecnologici

- di: Alberto Venturi
 
Rapporto Bei 2025: imprese italiane tra fiducia e ritardi tecnologici

Il nuovo Rapporto Bei “Survey on Investment 2025” restituisce un quadro sfumato del sistema produttivo italiano. Dopo un 2024 dinamico, la quota di imprese che ha effettuato investimenti nell’ultimo anno scende all’80%, rispetto all’87% precedente, collocando l’Italia al di sotto dell’86% della media europea.

Rapporto Bei 2025: imprese italiane tra fiducia e ritardi tecnologici

Il rallentamento non sembra però tradursi in un pessimismo strutturale: il 27% delle imprese prevede di aumentare la spesa per il prossimo anno, mentre solo il 16% immagina un ridimensionamento. Il saldo positivo dell’11% supera ampiamente quello registrato nel complesso dell’Unione e segna un miglioramento significativo rispetto ai valori italiani della rilevazione precedente.

La fiducia si riflette anche nella percezione dell’andamento dei settori in cui le imprese operano. Il 32% anticipa un miglioramento del contesto competitivo, contro il 12% che ne attende un peggioramento. Il saldo raggiunge così il 20%, un risultato molto superiore alla sostanziale stagnazione che caratterizza le aspettative dell’insieme delle imprese europee. Il clima, dunque, è più orientato alla ripresa di quanto suggeriscano i soli numeri sugli investimenti passati.

Digitalizzazione in linea con l’Europa ma frenata sull’IA

La trasformazione digitale rimane un pilastro delle strategie aziendali. Il 74% delle imprese italiane utilizza almeno una tecnologia digitale, un valore allineato alla media dell’Unione. La distanza si amplia però osservando l’adozione delle tecnologie più avanzate: solo il 45% delle imprese italiane le integra nei propri processi, contro il 51% europeo.

Il ritardo diventa evidente nel caso dell’intelligenza artificiale. La quota di aziende che la utilizza si ferma al 20%, ben al di sotto del 37% rilevato nella media Ue. Una distanza che pesa sulla capacità competitiva e sull’efficienza futura dei sistemi produttivi, soprattutto in una fase in cui la digitalizzazione sta diventando uno spartiacque tra imprese ad alta produttività e imprese a rischio marginalizzazione.

La spinta degli investimenti immateriali e il cambio di strategia produttiva
Pur in un contesto non uniforme, gli investimenti immateriali mantengono un peso rilevante. In Italia rappresentano il 39% del totale, superando il 35% dell’Unione. Il traino è affidato soprattutto a software e Ict, che assorbono il 12% degli investimenti complessivi, seguiti dalla formazione del personale con il 10%, dalla ricerca e sviluppo al 9% e dai miglioramenti organizzativi al 7%.

La scelta strategica di molte imprese sembra orientata alla crescita della capacità produttiva o allo sviluppo di nuovi prodotti. Più della metà del campione privilegia questa direzione, mentre solo il 28% destina risorse alla sostituzione degli impianti esistenti, una percentuale molto inferiore rispetto al 43% europeo. Questo scarto suggerisce una diversa lettura del ciclo industriale: meno attenzione al rinnovo del capitale fisico, più spinta all’espansione e all’innovazione di prodotto.

Credito più accessibile e sistema bancario determinante
Sul fronte del finanziamento, il quadro risulta favorevole. Il 49% delle imprese italiane ricorre a fonti esterne, superando il 42% della media europea. L’insoddisfazione per i costi dei prestiti scende al 10%, un dato quasi dimezzato rispetto all’anno precedente e più basso del 15% riscontrato nell’Ue.

Le imprese italiane continuano a rivolgersi in misura consistente alle banche, confermando il ruolo centrale del sistema del credito nel sostenere i progetti di investimento. Questa intensità di rapporto viene interpretata dal Rapporto come il segnale di un ecosistema finanziario reattivo, capace di assorbire le incertezze e accompagnare l’evoluzione del tessuto imprenditoriale.

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