Quando lo Stato paga in ritardo: è inadempiente per 55 miliardi nei confronti delle PMI

- di: Redazione
 
Lo scoppio della guerra in Ucraina ha innescato una crisi energetica che sta coinvolgendo pesantemente le famiglie e le imprese, con molte di queste ultime che lanciano un forte allarme sulle difficoltà che devono affrontare e che ne mettono a rischio la sopravvivenza. Notizie drammatiche e importanti, che però comportano il rischio di fare dimenticare una situazione meno visibile, ma forse addirittura più grave, che riguarda la pessima abitudine dello Stato e delle sue articolazioni periferiche di essere cattivi pagatori.
Ovvero, lo Stato a fronte di servizi che chiede alle imprese fa quello che un privato cittadino non può permettersi di fare: pagare con colpevole ritardo.
Sembra un paradosso, ma è proprio così e la sorpresa - per chi non è un addetto ai lavori - è ancora maggiore perché, secondo il centro studi della Cgia, lo Stato è inadempiente, nei confronti soprattutto delle Pmi, per un totale di 55,6 miliardi di euro. E questa stima, già nel momento in cui scriviamo, vede il suo contatore correre, perché nulla dà per certo che questo trend, che va avanti da anni, abbia invertito il suo corso.

CGIA: "Stato inadempiente verso le Piccole e Medie Imprese per 55 miliardi"

Prima di procedere nell'analisi, è utile fornire qualche numero. Le commesse della Pubblica amministrazione ai privati ammontano complessivamente a circa 150 miliardi di euro all’anno, con il numero delle imprese fornitrici che si aggira attorno a un milione.

L'analisi della Cgia, relativa allo scorso anno, si basa, innanzitutto, su quello che viene definito come l’Indicatore di Tempestività dei Pagamenti e l'esito della comparazione tra formalizzazione e completamento della commessa e pagamento da parte dell'ente in alcuni casi è, a dire poco, imbarazzante. Anche perché priva le imprese della materia prima ''vera'', cioè la liquidità necessaria per restare sul mercato a parità di condizioni con i concorrenti,
Tra i ministeri ''brilla'' per lentezza, con un Indicatore di Tempestività pari a 67,09 (dove quel ''67'' dovrebbero essere i giorni trascorsi in inutile attesa dell'arrivo del bonifico...) c'è quello dell'Interno che liquida i fornitori con oltre 2 mesi di ritardo rispetto alla scadenza prevista dal contratto. Seguono, il ministero per le Politiche agricole (42,28) e la Difesa (32,75). Tra le Regioni meno attente alla data di scadenza dei contratti ci sono l'Abruzzo (62 giorni oltre la scadenza contrattuale), Basilicata (39,57) e Campania (9,74 giorni).

Tra i Comuni la situazione più critica, secondo la Cgia, è quella di Napoli, dove, lo scorso anno, i contratti venivano onorati dal punto di vista economico dopo un ritardo medio di 228,15 giorni. Molto più che a Lecce (63,18) e Salerno (61,57). Nemmeno le Asl brillano per tempestività nei pagamenti. Tra esse ''spiccano'' Napoli 1 Centro (43,77 giorni di ritardo medio), l’Usl Toscana Nord Ovest (22,34) e la Napoli 2 Nord (16,92).
L'ufficio studi della Cgil, dopo l'analisi, per risolvere il problema delle Pmi, ha formulato quello che definisce un ''suggerimento'' al futuro governo. Cioè prevedere ''per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da decenni. Senza liquidità a disposizione, infatti, tanti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si trovano in grave difficoltà e in un momento così delicato per l’economia del Paese è inaccettabile che i debiti della PA nei confronti degli imprenditori siano in costante crescita dal 2017''.

Comunque, qualcosa occorre fare in fretta perché si corre il rischio di vedere aumentare il distacco che, per questo specifico problema, l'Italia ha, nell'incidenza dei debito commerciali della Pubblica amministrazione sul Pil, nei confronti dei principali competitor commerciali.
La Cgia, peraltro, segnale un'altra sconcertanti situazione: ''Negli ultimi anni i ritardi di pagamento, misurati con l’ITP, sono mediamente in calo, anche se secondo la Corte dei Conti si starebbe consolidando una tendenza che vede le Amministrazioni pubbliche privilegiare il pagamento in tempi brevi delle fatture di importo maggiore e ritardare intenzionalmente la liquidazione di quelle di importo meno elevato. Una modalità operativa che, ovviamente, penalizza le piccole imprese che, generalmente, lavorano in appalti o forniture di importi nettamente inferiori a quelli 'riservati' alle attività produttive di dimensione superiore''.
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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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