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L’analisi/ Trump ferma le armi a Kiev, Putin ringrazia e rilancia

- di: Matteo Borrelli
 
L’analisi/ Trump ferma le armi a Kiev, Putin ringrazia e rilancia

Stop ai Patriot e ai missili di precisione. Zelensky: “Scelta disumana”. Il Cremlino esulta, Pyongyang triplica i soldati. L’Europa resta a guardare.

(Foto: Putin e Trump durante il loro incontro nella prima presidenza Trump).

La nuova America trumpiana volta le spalle a Kiev

La decisione della Casa Bianca di bloccare le forniture di alcuni sistemi d’arma all’Ucraina – tra cui i fondamentali missili Patriot – ha il peso di una resa simbolica e strategica. L’amministrazione Trump ha sospeso l’invio di sistemi anti-aerei avanzati e munizioni di precisione, adducendo come motivazione la necessità di “preservare le riserve strategiche per la difesa nazionale”.

Il provvedimento è stato firmato da Elbridge Colby, ideologo trumpiano della nuova dottrina isolazionista. Il taglio non riguarda un pacchetto qualunque: colpisce i dispositivi che hanno garantito la sopravvivenza delle città ucraine sotto i missili russi. Ora Kiev si trova a fronteggiare gli attacchi con le scorte agli sgoccioli e un’Europa che, pur intensificando gli aiuti, non può coprire il vuoto lasciato da Washington.

Kiev parla di “atto disumano”, Mosca di “pace possibile”

L’inviato Usa a Kiev è stato convocato d’urgenza dal governo ucraino il 2 luglio. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha definito la scelta “disumana” e “pericolosa”. In serata, Volodymyr Zelensky ha cercato di rassicurare la popolazione: “Con gli Stati Uniti stiamo discutendo tutti i dettagli del supporto alla difesa. Ma dobbiamo garantire da soli la protezione del nostro popolo”.

Di tutt’altro tono le reazioni da Mosca. Dmitri Peskov ha dichiarato che “meno armi vengono fornite all’Ucraina, più vicina è la fine della guerra”. Il ritiro americano viene percepito come un’apertura per consolidare i territori occupati. Intanto, la produzione militare russa ha raggiunto picchi mai visti, con 70 missili balistici Iskander e 15 ipersonici Kinzhal al mese.

La Corea del Nord raddoppia la posta: altri 30mila soldati al fronte

L’intelligence ucraina ha rivelato che Pyongyang sarebbe pronta a triplicare i suoi effettivi in supporto a Mosca: 25-30.000 nuovi soldati nordcoreani si aggiungerebbero agli 11.000 già presenti in Russia. Sono impiegati nel contenimento delle controffensive ucraine nella regione di Kursk.

Un coinvolgimento pesante, che Pyongyang sta pagando caro: circa 4.000 tra morti e feriti. Ma che consente a Mosca di risparmiare uomini e rafforzare l’asse anti-occidentale, proprio mentre Trump sfilaccia l’alleanza atlantica.

Trump punta su Israele, l’Europa balbetta

Il presidente americano, interrogato sulla questione a New York il 1° luglio, ha ribadito la sua priorità strategica: “Israele è il nostro primo alleato. Le nostre risorse devono andare dove servono di più”. Un’affermazione che sottolinea il disimpegno crescente dagli scenari europei.

Trump ha inoltre mantenuto un atteggiamento glaciale nei confronti di Zelensky al vertice NATO dell’Aja, ignorando la richiesta ucraina di acquistare armamenti. L’Unione Europea, nel frattempo, non ha ancora trovato una linea comune. L’unico intervento netto è arrivato da Josep Borrell: “La sicurezza dell’Europa comincia in Ucraina. Se Kiev cade, nessuno è al sicuro”.

Putin telefona a Macron dopo tre anni: “Accettare la nuova realtà”

Vladimir Putin ha compiuto una mossa simbolica: la prima telefonata diretta a Emmanuel Macron dal 2022. Il leader del Cremlino ha ribadito: “L’unica pace possibile è quella che riconosce le nuove realtà territoriali”. Tradotto: niente restituzione dei territori occupati, niente compromessi.

Il messaggio è chiaro: l’epoca dei negoziati su base ONU è finita. E senza gli Stati Uniti a fare da garante, la pressione su Kiev è destinata a salire.

L’Ucraina resta sola (di nuovo)

Ciò che accade oggi ricorda quanto avvenne nel 2014, quando l’annessione della Crimea fu accolta con sanzioni deboli e nessun intervento concreto. Ora l’Ucraina rischia di trovarsi di nuovo sola contro una Russia rinvigorita, alleata con una Corea del Nord disposta a sacrificare migliaia di uomini, e sostenuta da una Cina silenziosa ma complice.

Il mondo osserva. Ma l’America trumpiana volta lo sguardo altrove, dimostrando ancora una volta che sotto l’egida di “America First” si nasconde un “Europa Last”.

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