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Unicef: “Quasi metà delle scuole nel mondo senza strutture per lavarsi le mani”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Unicef: “Quasi metà delle scuole nel mondo senza strutture per lavarsi le mani”

In quasi la metà delle scuole del mondo bambini e insegnanti non possono lavarsi le mani. Mancano lavandini, sapone, acqua pulita. È una carenza che sembra banale, ma che in realtà compromette salute, istruzione e futuro di intere generazioni. Lo ha ricordato l’Unicef, in occasione della Giornata mondiale per il lavaggio delle mani, che quest’anno rilancia un appello globale contro le disuguaglianze nell’accesso ai servizi igienici di base.

Unicef: “Quasi metà delle scuole nel mondo senza strutture per lavarsi le mani”

“L’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici non è un privilegio, ma un diritto umano essenziale”, ha dichiarato Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia. “Quando i bambini ne sono privi, vengono compromessi la loro salute, la loro istruzione e il loro futuro. Le mani pulite sono una difesa fondamentale contro la diffusione di infezioni, malattie e batteri pericolosi. Anche se abbiamo fatto passi da gigante nel promuovere il lavaggio delle mani con il sapone, dobbiamo continuare ad agire per raggiungere con servizi adeguati coloro che ne hanno più bisogno”.

Il divario globale
Secondo l’ultimo rapporto dell’Unicef, tra il 2015 e il 2024 oltre 1,6 miliardi di persone hanno ottenuto accesso a servizi igienici di base, compresi lavandini o postazioni per lavarsi le mani. In meno di dieci anni la copertura globale è salita dal 66% all’80%, ma la crescita non è omogenea: restano centinaia di milioni di bambini che frequentano scuole prive di acqua e sapone.

Le disuguaglianze territoriali restano profonde. Nelle aree rurali la copertura è aumentata dal 52% al 71%, grazie a interventi mirati di cooperazione e programmi di sviluppo. Ma nelle aree urbane, dove vivono oltre la metà degli abitanti del pianeta, la percentuale è rimasta quasi invariata, ferma all’86%. Una stabilità apparente che, secondo l’Unicef, nasconde il peggioramento delle condizioni nei quartieri più poveri e nelle periferie informali delle grandi città.

Il progresso, dunque, è reale ma incompleto. In molti Paesi dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale, la pandemia di Covid-19 ha aggravato i ritardi. La costruzione di nuove strutture igieniche è rallentata, mentre la crisi climatica ha ridotto la disponibilità di acqua potabile in intere regioni.

L’acqua come frontiera di sviluppo
L’Unicef ribadisce che l’accesso all’acqua sicura è una condizione necessaria per ogni politica educativa. Dove le scuole sono prive di servizi igienici, aumenta il rischio di infezioni, peggiora la frequenza scolastica e cresce il tasso di abbandono, soprattutto tra le bambine. L’assenza di acqua pulita e di spazi riservati per l’igiene personale durante il ciclo mestruale resta, in molti contesti, una delle principali cause di esclusione femminile dalla scuola.

L’acqua diventa così un indicatore di uguaglianza: senza infrastrutture igieniche, l’apprendimento perde efficacia e la povertà educativa si perpetua. Per l’Unicef, il diritto all’acqua è il punto di partenza per costruire società sane, inclusive e resilienti.

L’impatto degli interventi Unicef
Nel 2024, l’azione umanitaria e di sviluppo dell’organizzazione ha raggiunto oltre 41 milioni di persone con acqua potabile, 18 milioni con servizi igienico-sanitari di base e 20,9 milioni con servizi igienici in contesti di crisi. In Siria, Sudan, Yemen, ma anche in scuole rurali dell’America Latina e dell’Africa orientale, i progetti Unicef hanno permesso di installare reti idriche, pompe solari e postazioni per il lavaggio delle mani.

Gli interventi, sottolinea l’agenzia, non si limitano alle emergenze, ma puntano a sviluppare capacità locali, formando tecnici, amministratori e insegnanti per garantire manutenzione e continuità del servizio. L’obiettivo è arrivare, entro il 2030, a una copertura universale, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite.

Una sfida ancora aperta
Per l’Unicef, la battaglia per l’igiene è anche una battaglia culturale. In molte zone del mondo, la mancanza di consapevolezza sull’importanza del lavaggio delle mani resta una barriera tanto quanto l’assenza di infrastrutture. Programmi educativi, campagne pubbliche e il coinvolgimento delle comunità locali diventano strumenti decisivi per consolidare i risultati raggiunti.

“Garantire acqua e sapone a ogni bambino – ha ricordato Graziano – significa proteggerlo da malattie evitabili e offrirgli la possibilità di apprendere in sicurezza. È un investimento nel futuro, non una spesa.”

Un messaggio che arriva in un momento in cui, nonostante i progressi registrati, quasi metà delle scuole del pianeta continua a non disporre di strutture per il lavaggio delle mani, segno di un diritto ancora lontano dall’essere universale.

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