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Università, rivoluzione reclutamento: premiati gli atenei più virtuosi

- di: Vittorio Massi
 
Università, rivoluzione reclutamento: premiati gli atenei più virtuosi
Addio all’Abilitazione Scientifica Nazionale: valutazioni biennali dei docenti e fondi legati al merito.
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato una riforma epocale per il sistema universitario italiano, su proposta della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini (foto). La nuova normativa abolisce l’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), introducendo un sistema di reclutamento più flessibile e meritocratico, con valutazioni biennali dei docenti e finanziamenti agli atenei legati alla qualità del personale accademico.

Addio all’ASN: verso un sistema più snello e meritocratico
L’ASN, introdotta nel 2010 con la legge Gelmini, è stata spesso criticata per la sua rigidità e per aver generato un numero eccessivo di abilitati non assorbibili dalle università. La riforma prevede l’eliminazione di questo sistema, sostituendolo con una piattaforma informatica gestita dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dove i candidati potranno autocertificare il possesso dei requisiti minimi richiesti in termini di produttività e qualificazione scientifica per partecipare ai concorsi.

Valutazioni biennali e fondi legati al merito
Una delle novità più significative è l’introduzione di valutazioni biennali per i nuovi docenti universitari. Queste valutazioni influenzeranno direttamente i fondi destinati agli atenei: le università che sapranno selezionare i candidati più produttivi e qualitativamente superiori riceveranno maggiori risorse dal Fondo di Finanziamento Ordinario, che quest’anno ammonta a 9,4 miliardi di euro.

Maggiore autonomia alle università
La riforma conferisce maggiore autonomia alle università nella gestione delle selezioni. Le commissioni giudicatrici saranno composte da un membro interno scelto dall’università e da membri esterni all’ateneo, selezionati tramite sorteggio tra i docenti disponibili. Lo Stato fisserà i requisiti minimi a livello nazionale, ma saranno le università a gestire le selezioni, rafforzando così l’autonomia universitaria e la responsabilità nella gestione delle procedure concorsuali.

Reazioni e prospettive

La ministra Bernini ha dichiarato: “È un passo importante per allineare il sistema di reclutamento universitario ai migliori standard internazionali. Senza stravolgere i processi che hanno reso il nostro sistema universitario un polo di eccellenza e di crescente attrazione, vogliamo migliorarne quegli elementi che, alla prova dei fatti, si sono dimostrati disfunzionali o non centrati sull’obiettivo. È una proposta che punta al merito e alla trasparenza del sistema”. 
Tuttavia, alcune associazioni di categoria esprimono perplessità. Raffaele Vitolo, coordinatore dell’area ricerca dell’Associazione di dottorandi e dottori di ricerca (Adi), ha affermato: “Come associazione siamo sempre stati contrari all’Abilitazione Scientifica Nazionale perché basata sul meccanismo di ‘publish or perish’, senza considerare le competenze trasversali dei docenti. Una riforma serviva, ma questa rischia di peggiorare le cose”. 

Un cambiamento importante 
La riforma del reclutamento universitario rappresenta un cambiamento significativo nel panorama accademico italiano, puntando su meritocrazia, trasparenza e autonomia. Sarà fondamentale monitorare l’implementazione di queste nuove misure per garantire che gli obiettivi prefissati vengano effettivamente raggiunti, evitando possibili distorsioni o inefficienze nel sistema.

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