Il Vietnam chiude il 2025 con una crescita del Prodotto interno lordo pari all’8%, confermandosi una delle economie più dinamiche dell’Asia e uno dei casi di maggiore resilienza nel contesto globale segnato da tensioni commerciali e rallentamenti diffusi. Il dato è stato comunicato dall’Ufficio generale di statistica di Hanoi, che stima un incremento del Pil dell’8,02% rispetto all’anno precedente, nonostante l’entrata in vigore di nuovi dazi statunitensi su una parte rilevante delle esportazioni vietnamite.
Vietnam, crescita all’8% nel 2025 nonostante i dazi Usa: export e servizi trainano l’economia
Alla base della performance c’è una combinazione di fattori strutturali. In primo luogo la crescita del settore dei servizi, sostenuta dall’espansione dei consumi interni, dal turismo e da una progressiva urbanizzazione che continua a spingere domanda e occupazione. A questo si affianca il contributo delle costruzioni, alimentato da investimenti pubblici in infrastrutture e da capitali privati, spesso di provenienza estera, attratti dalla stabilità macroeconomica e dal costo competitivo del lavoro.
Determinante resta però il ruolo delle esportazioni, che continuano a rappresentare una colonna portante del modello di sviluppo vietnamita. Abbigliamento, calzature, elettronica e componentistica industriale restano tra i principali prodotti destinati ai mercati internazionali, in particolare agli Stati Uniti e all’Europa.
La sfida dei dazi americani
Il risultato assume un peso ancora maggiore se letto alla luce delle nuove tariffe commerciali introdotte da Washington. Gli Stati Uniti, principale mercato di sbocco per molte imprese vietnamite, hanno imposto dazi su una gamma di prodotti considerati sensibili, tra cui tessile e calzature. Misure che avrebbero potuto frenare la crescita, ma che finora non hanno prodotto un impatto macroeconomico significativo.
Secondo gli analisti, Hanoi ha beneficiato di una strategia di diversificazione dei mercati di esportazione e di un progressivo spostamento verso produzioni a maggiore valore aggiunto. Inoltre, molte multinazionali hanno continuato a rafforzare la propria presenza nel Paese, vedendo nel Vietnam un’alternativa competitiva all’interno delle catene globali del valore.
Una “success story” asiatica
Il Vietnam è da tempo considerato una delle storie di successo dell’Asia emergente. Negli ultimi anni il Paese ha combinato riforme graduali, apertura agli investimenti esteri e controllo dell’inflazione, costruendo un modello di crescita orientato all’export ma sempre più sostenuto anche dalla domanda interna. La stabilità politica e la capacità di mantenere un equilibrio tra intervento pubblico e iniziativa privata hanno contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori.
Prospettive e rischi per il 2026
Guardando al futuro, la sfida principale sarà mantenere ritmi di crescita elevati in un contesto internazionale incerto. Il rallentamento di alcune economie avanzate, le tensioni geopolitiche e il possibile irrigidimento delle politiche commerciali restano fattori di rischio. Allo stesso tempo, il Vietnam punta a rafforzare il proprio posizionamento nelle filiere tecnologiche, a investire in transizione energetica e a migliorare la produttività del lavoro.
La crescita dell’8% registrata nel 2025 rappresenta dunque non solo un risultato congiunturale, ma un segnale della capacità del Paese di adattarsi a un mondo più frammentato. In un’Asia che continua a ridefinire i propri equilibri economici, Hanoi si propone come uno degli attori più solidi e affidabili, capace di crescere anche sotto la pressione dei dazi e delle tensioni commerciali globali.