Gas e Inflazione tagliano quasi due punti di Pil italiano: +0.1% nel 2023

- di: Prometeia
 

Leggere lo scenario economico oggi è particolarmente complesso, perché stiamo vivendo il susseguirsi di avvenimenti eccezionali: prima la pandemia, ora una guerra nel cuore dell’Europa con la prospettiva di vedere l’energia razionata durante l’inverno mentre i prezzi del gas hanno toccato livelli mai visti.

Il Rapporto di Previsione Prometeia di settembre vede uno scenario al ribasso: la stima di crescita del Pil del nostro Paese per l’anno prossimo viene tagliata di quasi due punti percentuali, passando a +0.1% dal +1.9% di luglio (a fronte di un 2022 che si chiuderà invece a +3.4%). Una revisione che non riguarda solo l’Italia: l’Eurozona chiuderà il 2023 in territorio negativo.

Questi gli elementi chiave da prendere in considerazione per capire cosa ci aspetta nel prossimo futuro per l’economia italiana.

1. Il secondo trimestre 2022 ha portato risultati migliori delle attese in particolare nella spesa delle famiglie, che si riteneva sarebbe stata più compressa dal caro bollette e dalla guerra in Ucraina. In realtà, il desiderio di tornare alla normalità con il venire meno delle limitazioni Covid ha generato un rimbalzo delle spese legate a tempo libero e turismo. Altrettanto buono il risultato per la manifattura, con investimenti ed esportazioni ancora in espansione. Questo ha portato Prometeia, dopo le stime di luglio, a rivedere al rialzo le previsioni di crescita per il 2022, da +2.9% a +3.4%. Non tutti i settori hanno però recuperato le perdite, non tutte le persone che lo avevano perso hanno ritrovato un posto di lavoro e sono aumentate le occupazioni precarie. Nel complesso le famiglie che hanno mantenuto l’impiego e quelle che godevano di redditi medio-alti hanno di molto aumentato il loro risparmio, ma c’è una quota crescente di nuclei familiari in grave difficoltà.

2. L’inflazione ha continuato ad aumentare in prevalenza a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia (7.3% l’inflazione che Prometeia stima per l’anno in corso). In agosto, anche i prezzi degli alimentari sono cresciuti oltre il 10% e l’inflazione al netto di energia e alimentari, in genere meno volatile, è arrivata al 4.5%. Aumenti che si prospettano sempre più duraturi. Prometeia non si aspetta che in inverno l’energia elettrica sia razionata, a patto di procedere a significativi risparmi nei consumi. In parte la riduzione di consumi sarà dettata dai prezzi elevati, specie per quelle famiglie che non hanno la possibilità di sostenerli. Ancora una volta gli effetti del rincaro del costo della vita avranno effetti asimmetrici, dato che alimentari, energia elettrica e riscaldamento sono consumi essenziali del paniere di spesa delle famiglie a basso reddito.

3. Lo scenario Prometeia sconta una riduzione nel consumo di gas ed energia elettrica da parte delle famiglie di circa il 7% entro il 2023, sia perché l’aumento del loro prezzo ne scoraggia l’uso sia per rispettare le regole di risparmio previste dal piano del governo. Le famiglie che non hanno margini ulteriori di spesa dovranno comunque ridurre quella per consumi, e questo, associato a prospettive economiche incerte e a costi di produzione in rialzo, frenerà gli investimenti delle imprese. Inflazione e riduzione nei consumi portano pertanto a rivedere in modo netto la stima di crescita del Pil per l’anno prossimo dal +1.9% di luglio all’attuale +0.1%.

4. A causa degli aumenti registrati sia negli input energetici sia nel valore della produzione, nel 2022 il peso dei costi a carico delle aziende per energia elettrica e gas sul valore della produzione arriva al 2.4%, con punte vicino al 15% per alcuni comparti. Nel 2019 l’incidenza media era dell’1.1%. Allo stesso tempo, le imprese esportatrici italiane beneficeranno dell’indebolimento dell’euro, sceso sul dollaro a livelli nominali mai registrati (per la media del 2023 prevediamo un cambio euro/dollaro che continuerà sotto la parità, anche se in termini effettivi il deprezzamento è minore), ma dovranno fronteggiare un arretramento della domanda estera, soprattutto in Europa.

5. La pandemia, e ora il caro energia, lasciano il nostro Paese con un fardello di debito pubblico su Pil appesantito di oltre 15 punti percentuali rispetto al periodo pre-Covid (oltre il 149% nel 2023). La sospensione delle regole di bilancio europee, vale a dire l’attivazione della general escape clause del Patto di stabilità, è al momento valida fino a fine 2023, ma rimane comunque il problema di come ridurre la massa di debito accumulato in presenza di una politica monetaria avviata stabilmente verso un approccio più neutrale. Dopo anni di massicci acquisti da parte della Bce di titoli di stato, tali per cui oggi il 30% del debito pubblico italiano è detenuto dall’Eurosistema, il Paese dovrà confrontarsi con un contesto meno favorevole per la sua collocazione. Il livello del debito pubblico e il suo rifinanziamento si confermano dunque tra i principali rischi per la nostra economia.

6. L’impostazione della politica di bilancio del nuovo esecutivo non è al momento nota, ma riteniamo che non potrà non rimanere nel solco di un controllo dei conti pubblici, non facendo però mancare il supporto a famiglie e imprese. Prometeia ritiene comunque che non verrà meno lo sforzo necessario perché il PNRR sia attuato secondo i programmi. È noto che l’aumento dei prezzi rappresenta un fatto imprevisto e un ostacolo per l’implementazione di alcune misure. Al problema andrà trovata soluzione, in accordo con le autorità europee, pur procedendo con gli investimenti e le spese indicate, sia per gestire la transizione climatica che per sostenere la crescita. Investimenti tanto più necessari nel mondo che uscirà dopo la “guerra del gas”, in cui la transizione climatica verso la decarbonization non sarà più rimandabile.

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Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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