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Tim: il governo, accanto a KKR, per confermare l'italianità del progetto

- di: Diego Minuti
 
Tim: il governo, accanto a KKR, per confermare l'italianità del progetto
Si scrive ''memorandum of understanding'', si legge presenza determinante dello Stato nella società della rete di Tim, la Netco. Per effetto dell'accordo, giunto a conclusione di una lunga sequenza di trattative, offerte e controfferte, tra proposte, rilanci e rifiuti, il ministero dell'Economia e Finanza entrerà, con una quota del 20 per cento, nel capitale azionario della società, affiancando il fondo americano KKR. Ma non si tratterà di una partecipazione, per così dire, in qualche modo condizionata dal diverso peso nel capitale, perché nel memorandum - come ci tiene a fare sapere il Mef - si chiarisce che "i termini dell'offerta dal punto di vista dei rapporti tra le parti prevedono un ruolo decisivo del governo nella definizione delle scelte strategiche" della Netco. Ora la definizione dell'intesa passa per le mosse di palazzo Chigi, con l'adozione di un Dpcm che dovrà completare l'iter procedurale.

I tempi per il perfezionamento della fase formale ed esecutiva dell'accordo potrebbero essere realisticamente brevi, con la Netco di Tim che potrebbe essere ufficializzata in ogni sua componente societaria entro la fine dell'anno. Un annuncio che era nell'aria e che, in un certo senso, era auspicato da più parti, essendo il dossier sul tavolo da tempo. Il raggiungimento dell'accordo, peraltro, ha ''fatto felice'' il mercato che ha festeggiato mettendo a segno un aumento del titolo del 2,75% a 0,28 euro. Come sempre accade in partite così complesse, come è stata questa, non si può escludere che qualcuno degli altri protagonisti cerchino di dire la loro. Come potrebbe essere il caso di Vivendi che, probabilmente non opponendosi formalmente all'accordo, potrebbe farsi sentire quando il pacchetto sarà preso in esame nel corso dell'assemblea.

La compagine azionaria dovrebbe essere completata da F2i, di cui si ipotizza una partecipazione con una quota intorno al 10%-15% (che significherebbe un impegno di circa un miliardi di euro, magari grazie al lancio di un nuovo fondo) e da Cassa Depositi e Prestiti (che potrebbe impegnarsi fino al 3%). Ora, quale potrebbe essere il loro peso nelle ''decisioni vere'' è tutto da vedere. Così come da qualche parte vengono mossi degli interrogativi sul fatto che il coinvolgimento diretto del Mef nel processo possa essere considerato dalla Commissione europea come un aiuto di Stato, viste anche le linee che Bruxelles segue da tempo. Così come delle domande vengono poste, da parte di alcuni analisti, sul percorso che il Ministero dell'Economia dovrà seguire per ''racimolare'' i miliardi necessari ad entrare nel capitale di Netco. 
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