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Il BNPL sotto esame: l’UE stringe sul credito al consumo digitale

- di: Marta Giannoni
 
Il BNPL sotto esame: l’UE stringe sul credito al consumo digitale
BNPL sotto esame: l’UE stringe sul credito al consumo digitale
Le micro-rate “senza interessi” non spariscono, ma cambiano pelle: più controlli su chi compra, più responsabilità per chi concede la dilazione. L’Italia si prepara al recepimento della nuova direttiva.

Il pulsante più seducente del checkout — quello che promette “tre rate e via” — sta per diventare molto meno leggero. Non perché l’Europa voglia spegnere i pagamenti digitali, ma perché ha deciso di trattare certe dilazioni per quello che sono: credito. E quando c’è credito, ci sono regole, verifiche, responsabilità.

Al centro c’è la nuova direttiva UE sul credito ai consumatori (la cosiddetta CCD2): adottata il 18 ottobre 2023 e pubblicata in Gazzetta ufficiale a fine ottobre 2023, ridisegna il perimetro del credito “moderno”, quello che corre su app, piattaforme e-commerce e wallet digitali. Il punto politico è chiaro: evitare che la facilità d’accesso al “compra ora, paga dopo” alimenti sovraindebitamento e ritardi nei rimborsi, soprattutto tra i clienti più giovani o più fragili.

Perché Bruxelles interviene proprio adesso

Il BNPL (Buy now, pay later) è esploso perché ha un talento naturale: trasformare una spesa in una sensazione. L’importo non sembra un debito, sembra un abbonamento temporaneo. E spesso non si paga un interesse esplicito: l’illusione di “gratuità” è parte del prodotto.

Ma le autorità europee hanno iniziato a leggere i numeri con un’altra lente. Nelle analisi sui trend dei consumatori, l’Autorità bancaria europea ha inserito l’indebitamento tra i temi più critici, citando anche la crescita di formule di credito “piccole, veloci e accessibili” come il BNPL. Traduzione: il problema non è la singola rata da 30 euro, è l’effetto cumulo di più rate, su più piattaforme, in settimane diverse.

Cosa cambia: dal “metodo di pagamento” al credito vero e proprio

La CCD2 allarga e aggiorna l’ambito di applicazione: entrano nel radar anche prestiti di importo molto basso (inclusi quelli sotto i 200 euro) e, all’altro estremo, fino a 100.000 euro. È un cambio di filosofia: non conta solo il “quanto”, conta il “come” viene venduto e concesso quel denaro.

In pratica, molte formule BNPL dovranno convivere con obblighi più rigidi: informazioni precontrattuali più chiare e comparabili, regole di pubblicità meno aggressive, e soprattutto valutazioni sul merito creditizio più solide. Non basta più un sì rapido: diventa centrale capire se quella rata è sostenibile per davvero.

Il cuore della stretta: più verifiche (e meno “sì” automatici)

Il punto più sensibile è la valutazione della solvibilità: la direttiva rafforza il principio per cui concedere credito senza una verifica adeguata non è modernità, è rischio scaricato sul consumatore. Il recepimento italiano, nelle bozze circolate nel percorso parlamentare, richiama l’idea di controlli basati su informazioni pertinenti e proporzionate (redditi, spese e dati economico-finanziari), pescate anche da fonti esterne quando necessario.

Dettaglio non banale: i controlli dovranno essere efficaci anche quando le decisioni vengono prese da sistemi automatizzati. Se un algoritmo decide, la trasparenza diventa parte del contratto.

Calendario: recepimento già avviato, effetti pieni dal 2026

La timeline è la spina dorsale del dossier. La direttiva prevede che gli Stati membri la recepiscano entro il 20 novembre 2025 e che le nuove regole si applichino pienamente dal 20 novembre 2026. Nel mezzo, c’è un anno di “terra di mezzo” in cui il mercato si prepara e i testi nazionali si assestano.

In Italia il percorso è partito in modo formale nel 2025: il MEF ha aperto una consultazione pubblica sullo schema di decreto con termine al 4 settembre 2025; e l’8 ottobre 2025, secondo la comunicazione istituzionale, il Consiglio dei ministri ha esaminato un provvedimento che amplia le tutele e rafforza i presìdi su contratti conclusi a distanza, informativa e merito creditizio. Il testo è poi entrato nel circuito di documentazione parlamentare (Camera e Senato) tra ottobre e novembre 2025.

Che cosa vedrà il consumatore: più chiarezza prima del clic

Il cambiamento più visibile sarà la frizione. Una frizione “buona”, nelle intenzioni del legislatore: più informazioni prima di accettare, più chiarezza su costi potenziali (anche indiretti), più disciplina sulle pratiche commerciali. In sostanza: meno sorprese dopo.

Anche l’idea di BNPL come opzione “sempre leggera” verrà ridimensionata. Se un piano di dilazione supera certe soglie e condizioni, l’esperienza utente dovrà incorporare obblighi tipici del credito: informative standardizzate, diritti di recesso, gestione corretta delle difficoltà di pagamento e — soprattutto — niente erogazioni “a occhi chiusi”.

Come reagiscono gli operatori: compliance, sì, ma “proporzionata”

Le fintech e le piattaforme sanno che la partita non è solo legale: è di modello di business. Da un lato, la compliance aumenta i costi; dall’altro, una cornice uniforme può ridurre l’arbitraggio regolatorio e consolidare chi è già strutturato.

Klarna, ad esempio, ha salutato l’arrivo della regolazione UE come un passaggio verso regole più chiare, sottolineando la possibilità per gli Stati di applicare misure “proporzionate” ad alcune forme di BNPL e dichiarando che molti elementi informativi sono già presenti nel checkout. È una linea tipica dei grandi player: accettare la cornice, provare a influenzarne l’atterraggio operativo.

Sul fronte italiano, un segnale di mercato arriva anche dagli investimenti: Scalapay, che in Europa si gioca una fetta importante della partita BNPL, ha annunciato di recente un finanziamento della BEI per accelerare sviluppo e offerta. Nella nota aziendale, l’amministratore delegato ha commentato: "Annunciamo con grande soddisfazione questo accordo", collegando l’operazione alla crescita e all’ampliamento dei prodotti.

Il rovescio della medaglia: la “trappola delle piccole rate”

Il BNPL è un’innovazione reale: può aiutare a distribuire una spesa senza ricorrere a un fido tradizionale. Ma l’esperienza concreta — raccontata da associazioni e osservatori in più Paesi — dice che, quando la dilazione diventa un’abitudine, la gestione del budget può saltare. Il rischio aumenta quando:

1) si aprono più piani contemporaneamente, 2) le scadenze si accavallano, 3) l’utente perde la percezione del totale, 4) una rata mancata innesca commissioni, blocchi o segnalazioni.

Fuori dall’UE, ma utile come termometro culturale, il Regno Unito si prepara a regolamentare in modo pieno il settore: la FCA ha lavorato su proposte che includono controlli di sostenibilità anche su importi piccoli, e l’avvio del regime è stato indicato per il 15 luglio 2026 con autorizzazioni richieste agli operatori nei mesi successivi. In altre parole: la stagione delle rate “sempre e comunque” sta finendo in tutta Europa, con tempi e strumenti diversi.

Cosa fare, da subito: tre mosse anti-sorprese

In attesa dell’entrata a regime delle nuove norme, ci sono tre regole empiriche che valgono più di mille banner: somma tutte le rate aperte (anche su app diverse), controlla le date come se fossero bollette, e tratta il BNPL come credito, non come “sconto psicologico”.

La nuova stagione regolatoria non nasce per demonizzare il digitale, ma per ricordare una cosa semplice: se oggi paghi dopo, quel “dopo” è un impegno. E presto, anche per legge, dovrà essere chiaro prima di diventare doloroso dopo.

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