Conti correnti, Altroconsumo: più cari del 30% per i giovani

- di: Barbara Leone
 
Tra gennaio 2023 e marzo 2024 conti correnti più salati per i giovani: per l’operatività tradizionale la crescita è del 28,41%, per i conti online e innovativi invece è del 31,79%. Aumenti anche per chi sceglie il conto tradizionale, famiglie (+9,18%) e pensionati (+6,24%). Sono cresciuti del 5% anche i conti online per questi profili di correntisti. Queste le conclusioni dell’analisi dei costi nei principali istituti di credito realizzata da Altroconsumo. L’indagine evidenzia che se l’inflazione è in calo, i conti correnti costano sempre di più, soprattutto per i giovani. Mentre i tassi per chi va in rosso sono al 18%, il rendimento delle giacenze resta a zero.  L’analisi, in cui sono stati messi a confronto gli Indicatori di costo complessivo dei conti correnti (ICC) dal 31 gennaio 2023 al 15 marzo 2024, dice che i costi aumentano per tutti i profili di correntista (famiglie, pensionati e giovani) soprattutto per i conti con operatività tradizionale, quindi gestiti allo sportello. La crescita che abbiamo registrato è in media, per tutti i profili di correntista, dell'11,68%. L'aumento ha riguardato soprattutto i giovani che hanno visto lievitare, in poco più di un anno, il costo del conto corrente del 31,79% nei conti online e del 28,41% nei conti tradizionali allo sportello.

Conti correnti, Altroconsumo: più cari del 30% per i giovani

Tra i conti presi in esame la crescita è in media per tutti i profili dell'11,68% da gennaio 2023 a marzo 2024. Perché? Soprattutto per la crescita dei costi fissi legati al conto e alle carte di pagamento (bancomat e carta di credito). In particolare, segnaliamo: Per Intesa Sanpaolo la fine delle agevolazioni per il profilo "Giovani" che ha comportato una crescita dell’ICC da zero a 169,50 €. Invece, la nuova banca digitale del gruppo (Isybank) ha appena lanciato una promozione, il piano Isyprime, che ha azzerato i costi del conto per gli under 35. Bisogna dire che anche se c'è stato un aumento dei costi anche dei conti online, l’ICC medio dei conti online (32,19 €) resta molto più contenuto rispetto a quello dei conti tradizionali (142,89 €). Infatti, per i conti online l’effetto sul portafoglio del correntista è meno percepito visti i costi molto più bassi dei conti digitali che in molti casi sono azzerati (BBVA), ma arrivano anche a 69 euro al massimo. Infatti, i costi annui dei conti online sono appena un terzo di quelli dei conti tradizionali che vanno da un minimo di 35 a un massimo di 264 euro. L’unica banca in controtendenza tra quelle prese in esame è BPER che registra un calo dell’ICC su tutti i profili tradizionali: -4% per le famiglie; -15% per i giovani; -31% per i pensionati.

In questi ultimi due anni, evidenzia ancora Altroconsumo, per domare l’inflazione che ha raggiunto la doppia cifra nel corso del 2022 (a novembre era all’11,8%), la Banca centrale europea ha ripetutamente alzato i tassi di interesse. L’aumento dei tassi ha reso più costosi i prestiti e i mutui, mentre gli interessi attivi sulla liquidità depositata sui conti correnti è rimasta rasente allo zero. Quindi, oltre a non aver aumentato la remunerazione dei soldi che gli affidiamo, come avrebbero potuto fare, le banche hanno alzato i costi dei conti correnti con la motivazione dell’inflazione e contando sull’atavica fedeltà dei loro correntisti. In questo modo, l’inflazione pesa due volte: da una parte fa lievitare le spese, dalle bollette al carrello del supermercato, e dall’altra fa perdere valore ai risparmi. L’inflazione, però, nel frattempo è calata, ma la nostra analisi, come abbiamo visto, mostra che gli istituti di credito hanno continuato ad aumentare i costi dei conti correnti.

Come proteggere i risparmi dal carovita? La perdita di potere d’acquisto dei nostri soldi, sottolinea Altroconsumo, può essere arginata agendo su un doppio fronte: da un lato limitando la giacenza sul conto e spostandola su un conto deposito libero (senza vincoli temporali) che può offrire una remunerazione più in linea con gli attuali tassi di mercato (il nostro servizio online vi aiuta a individuare il migliore); dall’altro lato, individuando sul mercato un conto più conveniente e che, magari, remunera un po’ i soldi lasciati in giacenza, con il nostro servizio di comparazione Quanto è costato il conto corrente quest’anno? È una domanda a cui pochi correntisti sarebbero in grado di rispondere. Eppure la banca ce lo comunica con il “Riepilogo annuale delle spese”, un documento che riporta movimenti, spese e condizioni del conto dell’anno appena concluso. Arriva tra gennaio e febbraio per posta o online (nell’apposita sezione dell’home banking). Nel Riepilogo si trovano le spese sostenute nell’anno, differenziate per tipologie e numerosità: tra i costi fissi figurano il canone mensile del conto e quello annuale della carta di debito e della carta di credito, se chiesta alla stessa banca. Ci sono poi le spese di gestione dell’eventuale conto titoli e le spese di liquidazione interessi, che le banche applicano alla chiusura dell’anno per tirare le somme tra giacenze, interessi attivi, spese e interessi passivi. Infine, ci sono le spese di comunicazione, per estratti conto e comunicazioni di trasparenza, e il canone dell’home banking. A seconda del tipo di conto, queste voci di spesa possono anche essere tutte a zero. Sono indicati anche i costi variabili che dipendono dalle operazioni del correntista: le commissioni per i bonifici, quelle applicate ai prelievi agli sportelli di altre banche e quelle per i pagamenti Cbill oppure pagoPA. Infine, ci sono le tasse: l’imposta di bollo di 34,20 euro l’anno: si paga quota parte per ogni estratto conto ricevuto (può essere mensile, trimestrale, semestrale o annuale), ma solo se nel periodo la giacenza media è stata superiore a 5mila euro. Inoltre, lo Stato guadagna anche grazie alla ritenuta fiscale sulle giacenze di conto (26%). Insomma, grazie al Riepilogo possiamo capire i costi del conto, ma anche come lo usiamo.

Tra i costi variabili da considerare per il correntista, sottolinea Altroconsumo, ci sono anche le commissioni per fare prelievi agli sportelli di altre banche e quelle per i pagamenti Cbill dei bollettini pagoPA. Questi ultimi sono costi difficili da spiegare. Infatti, pur essendo pagamenti digitali, quasi sempre le banche fanno pagare commissioni salate. Da un anno ormai è entrato in vigore pagoPA, il sistema unico di pagamento verso le pubbliche amministrazioni che dovrebbe semplificare i pagamenti di tributi, tasse, multe, utenze, rette, bolli e altri versamenti verso il Comune, lo Stato, le scuole... Molte banche usano un sistema di pagamento, Cbill, per permettere ai correntisti di pagare i bollettini pagoPA con l’home banking. Quando si preleva da uno sportello automatico (Atm) di una banca diversa dalla nostra si paga spesso una commissione, anche se alcuni istituti, molti online, consentono di fare prelievi gratis sempre o sopra una certa soglia (in genere 100 euro). Quando scegliamo un conto è una delle voci di costo che si valutano. Come funziona? Oggi, il servizio offerto da Bancomat si basa su una commissione interbancaria di 0,49 euro che la banca emittente della carta riconosce all’istituto proprietario dell’Atm. Il prelievo poi costa al correntista quando preleva su atm di banche diversa dalla sua 2,10 euro in media. Ma sul mercato tra le banche più piccole e quelle online ci sono operatori che non fanno pagare nulla ai loro correntisti. Anche in questo caso scegliendo bene si può risparmiare. In conclusione, sottolinea Altroconsumo, se siamo consapevoli di quanto ci fa pagare la banca per custodire i nostri risparmi e quanto li remunera (se lo fa) possiamo valutare se è il caso di cambiare per risparmiare. Di sicuro, la fedeltà non paga.

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