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Crowdfunding Bper Bene Comune, i cinque progetti che “valgono” il 60%

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Crowdfunding Bper Bene Comune, i cinque progetti che “valgono” il 60%

La finanza sociale prova a uscire dalla retorica e a misurarsi con un dato: obiettivi centrati, cofinanziamenti attivati, iniziative che passano dalla narrazione alla messa a terra. È la traiettoria della campagna di crowdfunding “Il futuro a portata di mano” promossa da BPER Bene Comune, che si chiude con un risultato pieno: tutti e cinque i progetti selezionati hanno raggiunto sulla piattaforma Produzioni dal Basso la soglia del 40% del budget complessivo, requisito che fa scattare il meccanismo di cofinanziamento a fondo perduto da parte della banca per il restante 60%.

Crowdfunding Bper Bene Comune, i cinque progetti che “valgono” il 60%

Il punto, in un Paese che fatica a tenere insieme welfare, scuola e periferie sociali, non è soltanto la raccolta fondi. Il punto è la struttura dell’operazione: il crowdfunding come “innesco” di capitale paziente, capace di trasformare micro-donazioni e comunità locali in un effetto leva più ampio. Un modello che sposta l’attenzione dai grandi annunci alle metriche: target raggiunti, risorse attivate, cantieri sociali che diventano servizi.

La campagna ha selezionato i progetti tra 100 candidature iniziali, mettendo al centro tre direttrici che sono anche tre parole chiave della stagione economica italiana: cultura, contrasto alla fragilità economica, inclusione. Tradotto: iniziative che intercettano bisogni reali e spesso invisibili, con una platea precisa – bambini e giovani – e un obiettivo altrettanto concreto: ridurre marginalità sociale e dispersione scolastica, ricostruendo spazi di comunità dove mancano, e rafforzando competenze dove si rompono le traiettorie educative.

Il primo tassello è a Marzabotto (Bologna), dove un luogo simbolico – l’ex Cartiera – viene riattivato con “Ri.VIVO – la Bottega di solidarietà”, progetto di Namo APS di Bologna. Qui il perimetro è definito: saranno coinvolti 20 giovani tra i 14 e i 25 anni in percorsi di falegnameria, sartoria circolare e restauro trasformativo. È un intervento che parla la lingua del lavoro e della formazione, ma con un lessico aggiornato: competenze manuali e creatività, economia circolare e inclusione, autonomia e reinserimento. Il valore aggiunto sta nella destinazione: non un laboratorio “una tantum”, ma un luogo che si propone come presidio, un pezzo di infrastruttura sociale.

A Ravenna la leva diventa la musica. Il progetto “Ta Da Da Dan!” del Quartetto Fauves APS costruisce un laboratorio artistico che coinvolgerà 180 alunne e alunni. Qui l’innovazione non è tecnologica, ma di metodo: parole, disegni e suoni diventano un racconto collettivo, un modo per agganciare chi rischia di scivolare fuori dal perimetro educativo tradizionale. In una fase in cui il dibattito pubblico spesso riduce tutto a performance e test, l’approccio è diverso: lavorare sulla partecipazione, sull’espressione, sulla costruzione di appartenenza.

Il terzo progetto porta nel Lazio, a Cecchina, frazione di Albano Laziale (Roma). “Primavera Creativa”, promosso da Justintwo Associazione ETS, mette a fuoco un problema tipico delle aree di cintura urbana: la carenza di spazi culturali e di opportunità formative per i più giovani. La risposta arriva con maratone creative e percorsi di formazione collaborativa per ragazze e ragazzi tra i 16 e i 25 anni. Anche qui la grammatica è chiara: comunità, competenze, creatività come investimento, non come intrattenimento. E soprattutto un’idea di futuro che non passa solo per l’università o per il lavoro precario, ma per la costruzione di reti e strumenti.

In Brianza, a Varedo, “L’ora del Tè” dell’Associazione Il Pentolino ETS si muove su un terreno dove spesso la politica arriva tardi: l’inclusione quotidiana. Il progetto punta a realizzare un laboratorio permanente in cui bambini e ragazzi, con e senza disabilità, condividono attività di sport, arte e doposcuola. Non è un dettaglio: l’inclusione, se resta episodica, è un gesto simbolico; se diventa spazio stabile, è un investimento che riduce disuguaglianze, costruisce competenze relazionali e sostiene famiglie che altrimenti restano sole nel carico educativo.

Infine Napoli, con un progetto che incrocia cultura, prevenzione e rigenerazione sociale. “Cultura in Gioco: scacco matto all’esclusione” mette in rete il Museodivino e la Biblioteca Annalisa Durante, con un’iniziativa promossa dall’Associazione Progetto Sophi. Donne verso la Bellezza A.P.S.. Il format è multidisciplinare: scacchi, teatro, micro-scultura e supporto psicologico. L’obiettivo è offrire strumenti concreti di prevenzione del disagio e sviluppo personale, in un contesto urbano dove la fragilità può diventare destino se non si attivano alternative credibili.

Nel complesso, la campagna BPER Bene Comune conferma un dato che interessa anche l’economia reale: il crowdfunding, quando è accompagnato da un cofinanziamento e da una selezione strutturata, può diventare un acceleratore di progetti ad alto impatto sociale. È una dinamica che parla di fiducia, ma anche di governance: la comunità partecipa, l’ente proponente realizza, la banca abilita risorse e riduce il rischio di fallimento finanziario dell’iniziativa. Il risultato è un modello ibrido, dove il capitale privato non si limita a sponsorizzare, ma costruisce un perimetro di sostenibilità.

“Siamo estremamente soddisfatti del risultato raggiunto – ha dichiarato Daniele Pedrazzi, responsabile di BPER Bene Comune –: il successo di tutti i progetti selezionati dalla Commissione è una testimonianza concreta della forza che può esprimere la collaborazione tra associazioni, comunità e territori. Grazie al cofinanziamento di BPER Banca, queste iniziative potranno concretizzarsi in pratiche di inclusione, formazione e crescita per bambini e giovani in condizioni di fragilità. È la dimostrazione che insieme possiamo generare valore sociale e costruire un futuro più equo e solidale”.

BPER Banca ribadisce così, attraverso BPER Bene Comune, una strategia di presenza sul territorio che guarda agli Enti del Terzo Settore e agli attori dell’economia sociale come partner di sviluppo, non come destinatari di contributi occasionali. L’obiettivo dichiarato è sostenere iniziative di interesse generale e promuovere condizioni favorevoli a uno sviluppo sociale integrale, in una logica di sussidiarietà circolare. I progetti sono consultabili su bperbenecomune.produzionidalbasso.com.

La variabile decisiva, ora, è la continuità: perché il vero “traguardo” non è la campagna chiusa con successo, ma la capacità di trasformare quei numeri – 40% raccolto, 60% cofinanziato, cinque progetti attivati – in risultati misurabili sui territori. Ed è qui che il crowdfunding smette di essere storytelling e diventa infrastruttura: un pezzo di economia che tiene insieme comunità, risorse e futuro.

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