Ristorazione e ricettività, FIPE: "Persi 514.000 posti di lavoro da inizio pandemia"

- di: Daniele Minuti
 
L'impatto della pandemia sul settore della ristorazione e della ricettività in Italia è stato, come prevedibile, tremendo: è questo ciò che viene evidenziato dal rapporto 2020 sulla ristorazione di FIPE-Confcommercio.

I dati sono chiarissimi: a 14 mesi dall'inizio dell'emergenza sanitaria sono stati bruciati addirittura 514.000 posti di lavoro, il doppio di quelli che erano stati creati nei 6 anni precedenti al 2020. Per più del 60% dei ristoratori, il calo del fatturato ha superato la metà del volume d'affari del 2019. Nel segmento, il 97,5% delle imprese ha registrato una perdita del fatturato, con le restrizioni dovute alla pandemia che hanno stravolto i consumi degli italiani, costretti a mangiare di più in casa (e portando a una crescita di 6 miliardi di euro per la spesa alimentare casalinga, abbinata a un calo di ben 31 miliardi per bar e ristoranti). Il tutto accompagnato da un dimezzamento della cifra di nuove imprese avviate rispetto al 2010 (si passa da più di 18.000 a 9.190).

Cala del 68,3% anche l'indice di fiducia nel futuro per chi lavora nel mondo della ristorazione: il campione intervistato è convinto che ci sarà un calo del fatturato anche nel 2021 di almeno un quinto del normale. Il 66% dei responsabili di grandi aziende nel settore, quindi industria-distribuzione-ristorazione, crede in una ripresa che non arriverà prima del 2022 mentre il 27% è ancora più pessimista, vedendo una ripresa solo nel 2024.

A commentare i dati è stato il vicepresidente di FIPE, Luciano Sbraga: "Nel 2020 sono stati 243.000 i lavoratori a tempo indeterminato che hanno perso il posto, la maggior parte dei quali giovani e donne nonostante il blocco dei licenziamenti. Molti si sono dimessi per cercare un altro posto di lavoro, dato che non potevano vivere con la cassa integrazione che spesso versa la sua quota in ritardo. Un problema sono stati anche i ristori, visto che il 23,7% delle imprese non li ha ricevuti in quanto non rientravano nei parametri burocratici".

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