Vendite al dettaglio: partenza positiva nel 2023

- di: Daniele Minuti
 
I dati pubblicati dall'Istat mostrano un inizio di 2023 positivo per le vendite al dettaglio: dopo il calo del mese precedente, a gennaio sono infatti saliti i dati sia su base mensile (+1,7% in valore e +1,2% in volume) che su base annua (+6,2% in valore, ma -2,4% in volume). Rispetto al mese precedente, l'Istituto prevede un miglioramento sia delle vendite dei beni alimentari (+2,2% in valore e +1,9% in volume) che di quelle dei beni non alimentari (+1,4% in valore e +0,7% in volume), con aumento aumento maggiore per i prodotti di profumeria e cura della persona (+10,7%) e per abbigliamento e pellicceria (+9,4%).

Vendite al dettaglio: partenza positiva nel 2023

Il confronto su base annua vede i beni alimentari in crescita del 7,5% in valore ma in calo del 4,4% in volume, mentre quelli non alimentari salgono del 5,2% in valore e scendono dello 0,9% in volume. Il valore sale per ogni forme di vendita (+8,2% per grande distribuzione, +4,3% per imprese su piccole superfici, +6,1% per vendite fuori dai negozi e +3% per e-commerce).

Nel trimestre che va da novembre 2022 a gennaio 2023, le vendite al dettaglio migliorano dell'1,5% in valore ma calano dello 0,5% in volume su base trimestrale (gli alimentari crescono in valore dell'1,7% e calano in volume dello 0,8%).

L'Ufficio Studi Confcommercio ha così commentato i dati Istat
: "Il miglioramento delle vendite a volume, pur rappresentando una boccata d’ossigeno per molte imprese che da tempo vivono una situazione di difficoltà, ha solo permesso di attenuare la tendenza al ridimensionamento della domanda. Nel confronto annuo si rileva, infatti, una contrazione che, seppure più ampia per gli alimentari, coinvolge la gran parte delle merceologie. Sul dato dell’ultimo mese ha, inoltre, influito il buon andamento dei saldi. Il permanere di un’inflazione elevata rende ardua l’ipotesi che quanto registrato a gennaio sia il sintomo dell’inizio di una fase più positiva per la domanda di beni, in considerazione anche delle difficoltà che cominciano a interessare alcuni segmenti dei servizi. La variazione a valore delle vendite presso i piccoli negozi non compensa il tasso d’inflazione tendenziale, sottolineando la complessità della situazione attuale e le difficili prospettive a breve per questo formato distributivo. Per il commercio elettronico, la probabile riduzione dei margini è temporanea e, in ogni caso, è resa possibile dal forte incremento delle vendite del canale realizzato negli anni passati".

Il commento di Mario Resca, presidente Confimprese, è dello stesso tenore: "L’aumento congiunturale stimato da Istat nel mese di gennaio conferma che il mercato dei consumi, sia pure fiaccato nel suo andamento da una spinta inflazionista che non si vedeva da quasi 40 anni in Italia, sta lentamente recuperando. Il nostro centro studi conferma dati positivi per il mese di gennaio che, con una crescita del totale mercato retail pari a +8,4%, è ritornato ai livelli pre-pandemia".

Una nota di Confesercenti ha aggiunto: "Il 2023 parte in ripresa, anche se l’inflazione continua a pesare. Secondo i dati diffusi da Istat, a gennaio le vendite al dettaglio aumentano rispetto a dicembre in valore (+1,7%) e in volume (+1,2%). Un rimbalzo che coinvolge anche i prodotti non alimentari, grazie anche all’effetto dei saldi invernali 2023, partiti il 5 gennaio in tutte le regioni: le vendite di abbigliamento e calzature crescono del +8,5% rispetto a gennaio 2022, pari a un incremento +5,5% circa al netto dell’inflazione. Una partenza positiva, dunque che speriamo si confermi nei mesi successivi, nonostante la fine dei sostegni contro caro-energia per famiglie e imprese, ad ora prevista per la fine di marzo.
L’effetto del taglio degli aiuti dovrebbe essere parzialmente mitigato dal calo dei costi dell’energia e del gas, ma i fattori di incertezza non si esauriscono qui. Continua a pesare, infatti, anche l’inflazione: nonostante il lieve miglioramento rispetto al mese precedente, nel confronto con lo scorso anno continua a registrarsi una riduzione dei volumi, seppure inferiore a quella di dicembre. Particolarmente problematica, in questo contesto, continua ad essere la situazione delle imprese operanti su piccole superfici, che registrerebbero un calo dei volumi venduti del 7,5% nell’alimentare e del 2,2% nel non alimentare. Sui consumi, inoltre, pesano le conseguenze per i bilanci di famiglie ed imprese dell’aumento dei tassi di interesse – che potrebbero drenare 9 miliardi di euro in tre anni – e del mancato sblocco del superbonus. Bisognerà valutare, dunque, misure per evitare che queste variabili possano incidere sulla ripresa dei consumi, già pesantemente frenata, nel 2022, dalla corsa dei prezzi. In particolare, potrebbe essere opportuno prevedere un taglio più graduale degli sconti sulle bollette, per non annullare in un colpo solo il beneficio della riduzione dei prezzi di gas ed energia registrata in questi ultimi mesi"
.

Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Ufficio Studi e Relazioni con la Filiera di Federdistribuzione, ha concluso: "I dati di gennaio confermano un andamento negativo a volume per i consumi, che risultano in crescita a valore solo per effetto dell’inflazione, confermando come la situazione attuale e l’incertezza economica abbiamo pesato in questi mesi sul potere d’acquisto delle famiglie. Il trend continua a essere negativo in particolare per i volumi di vendita nel settore food, con una riduzione complessiva del -4,4% rispetto all’anno scorso”. “La situazione è preoccupante per l’impatto di questa contrazione sulle filiere produttive dell’agroalimentare, così come per gli effetti sui consumi nell’ambito del non alimentare. In questo scenario economico, dove continua a persistere un clima di incertezza e di inflazione elevata, occorre fare tutto il possibile per sostenere i consumi e la domanda interna per la tenuta delle filiere produttive di eccellenza del made in Italy e per accompagnare la crescita del Paese".
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